Domenica 13 settembre, commento di don Renato De Zan

Mt 18,21-35

In quel tempo, 21 Allora Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22 E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. 29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. 31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. 34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Impietositosi del servo, il padrone gli condonò il debito

Il Testo

1. Il testo di Mt 18,21-35 costituisce la parte finale del breve discorso ecclesiale di Mt 18,1-35. Nel suo insieme questo discorso ruota in gran parte attorno al tema del perdono (Mt 18,12-14: la pecora smarrita; Mt 18,15-20: la correzione fraterna [vangelo della settimana scorsa]; Mt 18,21-35: il perdono ricevuto e donato). Si tratta di un tema che stava molto a cuore al Maestro. Già subito dopo il “Padre nostro”, fa una riflessione quasi uguale a quella del vangelo odierno (Mt 6,14-15: “Se voi perdonerete agli altri…, il Padre vostro…perdonerà a voi”).

2. La pericope di Mt 18,21-35 diventa formula liturgica con due piccoli ritocchi. La Liturgia cancella l’avverbio originale “allora” e colloca il solito incipit “In quel tempo”. La struttura della formula evangelica è suddivisibile in tre momenti. Il primo (Mt 18,21-22) riporta il dialogo tra Pietro (che aveva capito benissimo tutto ciò che precede) e Gesù. Il secondo momento (Mt 18,23-34) contiene la bella similitudine (“Il regno dei cieli è simile a…”) del servo beneficato che non vuole essere benefattore. Il terzo (Mt 18,35) contiene una promessa di tipo escatologico.

L’Esegesi

1. La domanda di Pietro, nella logica ebraica, conteneva già un numero esagerato di volte (7 volte) in cui l’apostolo era disposto a perdonare. La risposta di Gesù, in una lontana ma chiara opposizione ai progetti di vendetta di Lamech (Gn 4,24: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette”), gioca su un modo di dire orientale. Moltiplicare un numero per il suo multiplo (70×7) significa esprimere una quantità smisurata, una totalità. Il perdono va dato sempre (certo non solo 490 volte).

2. Il testo di Mt 18,23-34 viene molto spesso chiamato “parabola”. Di fatto è una similitudine che intende illustrare un aspetto del mistero del Regno dei cieli. La similitudine è fondata sul tema del debito (che nel linguaggio teologico di allora significava anche “peccato”). La cifra (10.000 talenti) è una esagerazione. Teniamo presente che la rendita annua del regno di Erode era di 900 talenti. Più sensato il debito dell’altro servo (100 denari = 100 giornate lavorative). Il rapporto fra il debito del servo verso il servo beneficiato dal re-padrone è di 1/600.000 rispetto al debito del servo beneficiato che aveva avuto verso il re-padrone. La vendita del servo beneficato e della sua famiglia non avrebbe comunque appianato il debito verso il re-padrone (uno schiavo costava dai 500 ai 2.000 denari).

3. Il messaggio chiarissimo della similitudine consiste nel donare il perdono ricevuto da Dio. Prima Dio, avendo pietà (in greco, “eléesa”) con viscere materne (in greco: “splanchnisthèis”) perdona. Il credente, ricco di questa esperienza, la trasmette al prossimo allo stesso modo. Non può essere diversamente. Nella preghiera del Padre nostro, nella versione di Luca (Matteo dice lo stesso, ma è meno chiaro), si dice chiaramente “Perdona a noi i nostri peccati affinché (in greco, kài gar) noi perdoniamo ai nostri debitori”.

Gesù ha fatto così: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

4. Gesù non vuole creare equivoci: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. E riprende quanto già esplicitamente detto in Mt 6,14-15: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Il perdono non è facile. Passa attraverso delle tappe. Primo: non vendicarsi. Secondo: avere cura della propria ferita. Terzo: capire l’errore dell’altro. Quarto: perdonare (possono essere necessari diversi giorni, alle volte anni).