Harold Pinter messo in scena il 31 agosto a Pordenone

Enzo Cadamuro e Francesco Cevaro

Lunedì 31 agosto alle ore 21, all’Ex Convento di San Francesco di Pordenone, Le Muse Orfane APS presenta “Il Calapranzi”, lettura scenica ispirata all’opera di Harold Pinter. In scena Francesco Cevaro ed Enzo Cadamuro, nell’adattamento e con la regia di Silvia Lorusso Del Linz.

Due uomini attendono. Sono Ben e Gus. Parlano, discutono, si provocano. Una situazione apparentemente ordinaria che, poco alla volta, si trasforma in un meccanismo assurdo, comico e al tempo stesso inquietante. È questo il punto di partenza de “Il Calapranzi”, la lettura scenica proposta da Le Muse Orfane APS lunedì 31 agosto alle ore 21 all’Ex Convento di San Francesco di Pordenone.

Lo spettacolo, con Francesco Cevaro ed Enzo Cadamuro, nasce da una nuova elaborazione scenica a cura di Silvia Lorusso Del Linz, che firma adattamento e regia, e si confronta con l’universo teatrale di Harold Pinter, Premio Nobel per la Letteratura nel 2005.

Nei testi di Pinter le situazioni più quotidiane possono improvvisamente trasformarsi in territori di ambiguità e tensione. Le parole sembrano raccontare una realtà semplice, ma spesso nascondono significati ulteriori; i silenzi diventano parte integrante dell’azione e dietro una conversazione apparentemente banale può emergere una minaccia difficile da definire.

Accanto alla tensione, però, c’è la comicità. Un umorismo secco e talvolta surreale che nasce dalle ripetizioni, dagli equivoci e dall’assurdità dei comportamenti. È proprio questa continua oscillazione fra comico e inquietante, familiarità e minaccia a rappresentare una delle cifre più riconoscibili della scrittura di Pinter e a costituire il cuore della nuova trasposizione.

L’adattamento di Silvia Lorusso Del Linz interviene sulle reiterazioni, sulla successione delle situazioni e sulla progressione drammaturgica, mantenendo il nucleo dell’opera e ricercando al tempo stesso una dinamica teatrale più agile, ritmica e immediata.

Un lavoro pensato per accompagnare il pubblico in un percorso quasi impercettibile: dalla comicità all’assurdo e dall’assurdo alla tensione. Una trasformazione graduale nella quale ciò che inizialmente appare familiare diventa progressivamente straniante, lasciando emergere quella sottile inquietudine che caratterizza l’universo di Pinter.

“Il Calapranzi” diventa così un’occasione per riscoprire, attraverso una nuova forma scenica, la forza di un teatro capace di mettere in discussione ciò che sembra normale e di trasformare una semplice attesa in un gioco di parole, silenzi, equivoci e tensioni. Non si tratta quindi semplicemente di ridurre il testo, ma di riattivarne teatralmente il meccanismo, cercando nel ritmo, nell’azione e nella relazione fra i personaggi una modalità capace di dialogare con lo spettatore di oggi senza perdere l’ambiguità dell’universo pinteriano. La forma della lettura scenica si concentra su un terreno di sperimentazione: la parola resta centrale, ma viene continuamente attraversata dal ritmo degli interpreti, dalle pause, dagli sguardi e dalle improvvise variazioni di atmosfera.
Ne nasce una proposta che cerca una relazione diretta con il pubblico senza spiegare Pinter, ma tentando piuttosto di restituirne la forza teatrale e la sorprendente contemporaneità.
E mentre Ben e Gus aspettano, una domanda rimane sospesa: che cosa stanno realmente aspettando?