Domenica 28 giugno: Giornata della Carità del papa

La carità del Papa non si conta in milioni. Eppure è in milioni che, ogni anno, viene misurata: quelli raccolti e quelli spesi dall’Obolo di San Pietro, la colletta con cui i fedeli di tutto il mondo sostengono il ministero del vescovo di Roma. Domenica 28 giugno, nella domenica più vicina alla solennità dei santi Pietro e Paolo, le parrocchie vivranno la Giornata per la carità del Papa. Ma la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, invita a leggere quel gesto con un altro metro: non l’elemosina di chi ha verso chi non ha, bensì la corresponsabilità che la dottrina sociale chiede a ciascuno. Un bilancio in perdita e una geografia diseguale
I numeri dell’ultimo Rapporto annuale disponibile, relativo al 2024, raccontano una realtà più complessa di una semplice questua. Nel corso dell’anno l’Obolo ha incassato 58 milioni di euro – sei in più rispetto al 2023 – e ne ha spesi 75,4, contro i 103 dell’anno precedente: una gestione più sobria, che però lascia ancora un divario di 17,4 milioni, coperto attingendo alle riserve. Non un buco da nascondere, ma una scelta di fondo: la missione non si lascia condizionare soltanto dalle risorse disponibili. Le donazioni – 54,3 milioni, tra colletta delle parrocchie, offerte dirette e lasciti testamentari – restano la quasi totalità dell’incasso. La parte maggiore delle uscite, 61,2 milioni, sostiene attraverso i dicasteri della Curia romana la missione apostolica del Papa; 13,3 milioni vanno invece a 239 progetti di assistenza diretta in 66 Paesi, dall’Africa – il continente più sostenuto, con il 43% delle risorse – all’America Latina. Dietro le percentuali ci sono opere puntuali e spesso minime: 275mila euro per un centro per persone con disabilità in Romania, 93mila per un centro missionario in Senegal, 91mila per una chiesa in Perù.