Domenica 28 giugno, commento di don Renato De Zan

Mt 10,37-42

In quel tempo disse Gesù ai suoi discepoli: “37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. 40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Chi accoglie voi accoglie me

Il Testo

1. Gesù ha finito di dare le sue disposizioni per la missione dei Dodici. La conclusione del suo discorso (Mt 10,34-42) inizia con una frase durissima con cui afferma che il vero cristiano non può essere addomesticato da nessuno e non potrà accettare tutto ciò che chi non è cristiano accetta: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa” (Mt10,34-36). Frase troppo difficile per la pastorale. La Liturgia l’ha tagliata.

2. Il testo rimanente (Mt 10,37-42), preceduto dall’incipit liturgico (“In quel tempo disse Gesù ai suoi discepoli”), costituisce la formula evangelica della celebrazione. Il testo è costruito sui participi, con sole due eccezioni (vv. 38.42). Nella traduzione italiana non si riesce a distinguere il participio dalla costruzione con il relativo. Il brano è fondamentalmente costruito sul modello delle leggi participiali. Il participio presenta il caso concreto (“Chi ama il padre o la madre più di me…”) ed è seguito dalla “soluzione” del caso (“…non è degno di me”).

3. La formula evangelica è costruita da due strofe di tre stichi (vv. 37-38; vv. 40-41) caratterizzate da una ripetizione: la prima strofa chiude i tre stichi con l’espressione “non è degno di me”, mentre la seconda con la triplice ripetizione del verbo “accogliere” come participio. Ambedue le strofe sono seguite da due intermezzi (v. 39 e 42). Il primo intermezzo ruota attorno al tema del “perdere o guadagnare la vita”. Il secondo intermezzo, invece, affronta il tema della ricompensa per un piccolo gesto di bontà (“un bicchiere d’acqua”) fatto a un cristiano.

L’Esegesi

1. Nella prima strofa (vv. 37-38) viene affrontato il tema dell’amore. Si sa che l’amore spesso è cieco e c’è il rischio che i valori della giustizia e della verità possano essere offuscati. Si sa che l’amore umano è portato a sminuire la gravità dell’azione negativa fatta dalla persona cara. Per questo motivo Gesù dice di collocare al di sopra di tutto l’amore verso Dio, che oltre a essere amore e misericordia è anche verità e giustizia. Poi è giusto dare spazio al mondo affettivo dei legami parentali e amicali. Questi legami tuttavia non sono un assoluto perché può avvenire che il cristiano, per la sua fede, non venga né sorretto né capito dalle persone che ama. In questo caso deve avere il coraggio di restare solo (= prendere la propria croce e imitare il Maestro).

2. Nella seconda strofa (vv.40-41) viene affrontato il tema dell’accoglienza. È bene notare il parallelismo tra l’accoglienza di Gesù con l’accoglienza dei due più significativi rappresentati di Dio: il profeta e il giusto. Accogliere Gesù significa accogliere Dio. Anche l’accoglienza del giusto e del profeta significa accogliere Dio come insegnano due episodi profetici. Nell’episodio della vedova di Sarepta (1Re 17,7-16) la donna accoglie Elia e viene ricompensata con la provvidenza divina che ha conservato in vita lei e il figlio. Nell’episodio dell’illustre donna di Sunem (2Re 4,8-16; cf la prima lettura), il profeta Eliseo viene accolto e la donna riceve in dono la maternità. Dio, infatti, è generoso nel restituire ciò che si dona a Lui (Sir 35,9-10: “Da’ all’Altissimo in base al dono da lui ricevuto, da’ di buon animo secondo la tua possibilità, perché il Signore è uno che ripaga e sette volte ti restituirà”).

3. Il primo intermezzo suggerisce di ragionare secondo Dio e non secondo gli uomini. Secondo gli uomini l’egoismo significa salvaguardare la propria vita, ma di fatto davanti a Dio l’egoista perde la propria vita. Viceversa, secondo Dio chi dona la propria vita, la salvaguarda per l’eternità. Il secondo intermezzo parla della generosità di Dio. Se un pagano offre un bicchiere d’acqua a una persona perché cristiana (“perché è mio discepolo”), anch’egli riceverà la sua ricompensa come chi accoglie Gesù, il profeta e il giusto.

Il Contesto Celebrativo

1. La Colletta propria offre un ottimo compendio delle tematiche del Vangelo. Dopo aver chiesto al Padre la sapienza e la forza che vengono dallo Spirito, l’eucologia finalizza la sua richiesta: i credenti sono chiamati a donare la propria vita per manifestare al mondo la presenza di Dio nella storia. I credenti, però, prima devono fare la scelta dell’imitazione di Cristo fino all’eroismo di non essere capiti e di essere lasciati soli nella testimonianza (“seguendo Gesù sulla via della croce”).