“La bellezza salvata” l’assessore Parigi all’inaugurazione

Si è svolta ieri sera al Museo Diocesano di Arte Sacra di Pordenone l’inaugurazione della mostra “La bellezza salvata”, uno dei principali appuntamenti promossi nel Friuli Occidentale in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976.

La mostra, curata dal professor Fulvio Dell’Agnese, propone una rilettura del dramma vissuto dalle comunità colpite dal sisma, soffermandosi sul valore della ricostruzione culturale e spirituale e sul recupero del patrimonio artistico e religioso danneggiato dal terremoto. L’iniziativa rientra nel calendario “1976/2026 – Il Friuli Occidentale a 50 anni dal terremoto”, promosso dalla Diocesi di Concordia-Pordenone.

All’inaugurazione ha preso parte l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone Alberto Parigi, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale.

«Ho avuto modo di assistere in prima persona alla preparazione di questa mostra e delle iniziative dedicate al cinquantesimo anniversario del terremoto – ha dichiarato l’assessore Alberto Parigie posso testimoniare il lavoro svolto con dedizione, passione e competenza.

Questa esposizione rappresenta anzitutto un omaggio a tutte quelle persone, note o meno note, che un minuto dopo la scossa si sono prodigate per salvare la bellezza, una bellezza che la mostra racconta come figlia di secoli di storia, della civiltà cristiana e del messaggio del cristianesimo che ha plasmato il nostro territorio.

Questa iniziativa è una di quelle che, pur non rientrando direttamente nel dossier di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027, il Comune ha scelto di sostenere attraverso un bando dedicato alle progettualità culturali legate al percorso verso il 2027. La mostra è quindi perfettamente inserita nella strada che ci sta accompagnando verso questo importante appuntamento e le celebrazioni dedicate al terremoto si intrecciano con il cammino verso la Capitale della Cultura. Il sisma del 1976 rappresenta un ricordo personale per molti cittadini, ma anche un’esperienza collettiva che ha rafforzato il legame tra le comunità del nostro territorio, di qua e di là dall’aghe, come si suol dire.

Ricordare il terremoto – conclude Parigi – significa custodire la memoria delle vittime e di chi non c’è più, ma anche rendere onore alla forza con cui le nostre comunità hanno saputo rialzarsi e ricostruire, salvando non solo edifici e opere d’arte, ma anche l’identità del territorio».