Commento al Vangelo
Domenica 10 maggio, commento al vangelo di Don Renato De Zan
10.05.2026 = 6° domenica di Pasqua – A
Gv 14,15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Chi ama me sarà amato dal Padre mio
Il Testo
1. Il testo di Gv 14,15-21 è un breve frammento del lunghissimo discorso di Gesù nell’ultima cena. La Liturgia, perciò, si è sentita in obbligo di porre un incipit con valore esplicativo: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli”. La formula liturgica del vangelo si apre e si chiude con una inclusione (amare + comandamenti + osservare): v. 15 /a/ “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” / v. 21 /a’/ “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”.
2. Il testo della formula è concepito secondo uno schema concentrico. Oltre all’inclusione già vista, il testo ha al secondo e al penultimo posto (Gv 14,16.20) una sequenza di parole uguali (io + il Padre + voi): /b/ “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre” / /b’/ “io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. Il centro del brano, Gv 14,17-19, possiede il tema più importante: il dono dello Spirito attraverso il quale i discepoli si sentiranno accompagnati da Gesù nella storia e impareranno a “vederlo” in mezzo a loro.
L’Esegesi
1. Quali sono i comandamenti di Gesù? Non sono “i dieci comandamenti”. Quando Gesù parla dei “suoi” comandamenti, intende due cose ben precise che ci vengono chiarite dalla prima lettera di Giovanni: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato” (1 Gv 3,23-24). I comandamenti di Gesù sono la fede in Lui e l’amore.
2. Sappiamo che la fede, nella concezione giovannea, è un cammino progressivo di “avvicinamento” a Gesù attraverso la “imitazione progressiva”. L’amore è leggermente più articolato (Dio / Gesù, il prossimo e se stessi), ma ha sempre come modello il Signore: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12).
3. Sappiamo anche che il primo Paraclito è Gesù, secondo quanto ci viene detto dall’autore sacro: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato (in greco, “Paràkletos”) presso il Padre: Gesù Cristo giusto”. Questo spiega perché, nella tradizione giovannea, Gesù parla di un “altro” Paraclito: il Padre “vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre (Gv 14,16).
4. Il dono dello spirito non è esattamente qualche cosa di gratuito. È, invece, condizionato dall’amore verso Gesù e dall’osservanza dei suoi comandamenti: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito” (Gv 14,15-16). Il nome Paraclito (o Consolatore) indica la missione dello Spirito. Il nome designa colui che è chiamato ad essere accanto ad un accusato per difenderlo e aiutarlo. Questa funzione è adempiuta da Gesù davanti al Padre in favore dei suoi discepoli. È adempiuta anche dallo Spirito nel cuore dei discepoli. Fondamentalmente il suo compito consiste nel rendere presente e sperimentabile al credente il Gesù risorto.
5. In che cosa consiste l’esperienza dello Spirito? La risposta è ricca e complessa. Il vangelo di oggi inizia una risposta. Lo Spirito è chiamato Spirito di Verità e Consolatore. Come consolatore lo Spirito deve sostenere, difendere, proteggere il credente. Come Spirito della Verità, deve guidare il credente alla comprensione non solo “intellettuale”, ma anche “imitativa” di Gesù che è Verità.
Il Contesto Celebrativo
La Liturgia accompagna l’assemblea celebrante verso la conclusione del tempo di Pasqua che ha il suo culmine nella solennità della Pentecoste, dove protagonista sarà il “Paràkletos”, l’avvocato-consolatore, lo Spirito. Se il primo Paraclito è Gesù (1Gv 2,1), l’altro Paraclito è lo Spirito, che ha risorto Gesù (2° lettura, 1Pt 3,15-18; cf Rm 8,11), che viene donato ai credenti dagli Apostoli e dai loro successori (1° lettura, At 8,5-8.14-17) e che conferma “nella verità” (Colletta propria) i credenti stessi. Lo Spirito, infatti, è lo “Spirito della verità” (vangelo, Gv 14,15-21) che sostiene la fede dei credenti (cf 1Cor 12,3) e li illumina affinché sappiano rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che c’è in loro (2° lettura e Colletta propria).