Arte e mostre
Vicenza celebra mons. Piero Giacomo Nonis, uomo di fede e di arte, fino al 12 aprile
Una mattina di fitta nebbia, sabato 31 gennaio, ha fatto da cornice all’inaugurazione della seconda mostra dedicata a mons. Piero Giacomo Nonis, ospitata negli ampi e solenni spazi del Museo diocesano di Vicenza, a lui intitolato. Un appuntamento che, pur riprendendo in parte un allestimento già visto nella precedente esposizione al Museo diocesano di Arte Sacra di Pordenone, ha offerto più di un motivo per essere presenti.
Da un lato, il desiderio di approfondire le due grandi passioni che hanno segnato la vita di Nonis — l’arte e la fede — dall’altro, le parole pronunciate durante il vernissage, capaci di restituire il profilo umano e pastorale di un vescovo che ha lasciato un segno profondo nella diocesi vicentina, dove fu vescovo dal 1988 al 2003, visse gli anni da emerito a Brendola e dove oggi riposa nella cripta del Duomo.
Come recitava la locandina dell’evento, mons. Nonis è stato ricordato come “uomo di fede e di arte”. Un’espressione che trova piena conferma nel percorso espositivo, aperto al pubblico fino al 12 aprile, che riunisce una parte significativa delle sue collezioni: opere d’arte, icone di varia provenienza, fossili, sfere, campane, arte africana e latinoamericana, tessuti e arredi sacri. Un insieme eterogeneo che attraversa epoche, culture e devozioni, componendo una vera e propria mappa delle sue curiosità e della sua visione del mondo.
A definire il senso dell’allestimento è stato mons. Francesco Gasperini, direttore del Museo diocesano di Vicenza, che ha parlato di una vera e propria wunderkammer, una “camera delle meraviglie” in cui le molteplici passioni di Nonis si incontrano e dialogano. Un’impressione che si estende all’intero museo: dalle collezioni di sfere nel piano interrato ai paramenti liturgici al pian terreno, fino alle opere di arte africana ai piani superiori, tutto sembra rimandare alla figura del suo fondatore.
Ma il collezionista non è mai stato separato dal sacerdote. Questo aspetto è emerso con forza durante gli interventi che si sono susseguiti all’inaugurazione, momento particolarmente significativo anche per la diocesi di Pordenone, che diede i natali a Nonis. Oltre a mons. Gasperini, hanno preso la parola il vescovo emerito di Vicenza Beniamino Pizziol, la vicesindaca Isabella Sala, l’ex sindaco e attuale consigliere provinciale Francesco Rucco e il presidente della Banca Terre Venete Gianfranco Sasso. Parole di stima e riconoscenza hanno delineato il profilo di un pastore esigente ma profondamente legato al suo territorio. «Per quanto ha fatto e lasciato — ha sottolineato Sasso — il suo operato ha contribuito alla crescita culturale di questa comunità».
A ricordarne la radice spirituale è stato mons. Pizziol, suo successore alla guida della diocesi: «La sua sconfinata passione per la bellezza non era fine a se stessa. C’era il desiderio di trasmetterla, di condividerla. All’unum, al bonum e al verum di Tommaso d’Aquino, lui ha aggiunto il pulchrum».
Un ritratto più intimo è arrivato infine da mons. Gasperini, che ha raccontato un aneddoto risalente agli anni romani di Nonis: inviato a celebrare a Trastevere, aveva scoperto un giovane sacerdote veneto che riempiva una stanza di oggetti raccolti ai mercatini di Porta Portese — quadri, vesti, calici — per poi svuotarla e ricominciare da capo. Era il futuro vescovo, conosciuto a Roma come “il prete delle campane”. Un uomo rigoroso, ha ricordato Gasperini, che si lasciò però commuovere nel 2014, pochi mesi prima della morte, quando gli venne rivelata a sorpresa l’intitolazione del Museo a suo nome.
INFO
La mostra rimarrà aperta fino al 12 aprile presso il Museo diocesano di Vicenza.
Orari: dal lunedì al venerdì 14–17; sabato e domenica 10.30–13 e 14–17.
Simonetta Venturin