Olimpiadi Cortina: le prime volte e l’ultima

Una persona cammina in piazza Duomo accanto a un cartellone pubblicitario delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, Milano, 17 novembre 2025. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Ci siamo: venerdì 6 febbraio hanno inzio con l’attesa cerimonia-spettacolo d’apertura i giochi olimpici invernali di Milano Cortina che si chiuderanno il giorno 22. Dopo le polemiche regaleranno – ed è questa l’attesa – tante emozioni che sogniamo all’insegna del tricolore in onore al valore di atlete ed atleti azzurri.

Non è la prima volta che la nostra regina delle nevi per eccellenza, Cortina, ospita una simile manifestazione, anche se è la prima volta che nel nome compare una città di pianura come Milano, accostata alle maestose Dolomiti.

Nel 1956, settanta anni fa, Cortina ospitò le olimpiadi invernali e fu in assoluto la prima volta dei cinque cerchi olimpici sull’italico suolo, che li riospitò poi nel giro di soli quattro anni, quando le olimpiadi tornarono nel 1960 a Roma per un evento storico (una prima Olimpiade in Italia era in realtà prevista sempre a Roma per il 1908, ma l’eruzione del Vesuvio del 1906 portò alla rinuncia dell’evento che si svolse poi a Londra).

A Cortina nel 1956 accaddero piccoli miracoli nel nome di quella distensione che, domenica primo febbraio, anche papa Leone XIV ha rievocato, ricordando come la tregua olimpica -nel nome di uno sport che affratella l’uomo – nell’antichità sapesse fermare i conflitti durante i giochi, mentre oggi questo non va oltre l’auspicabile.

A Cortina nel 1956 arrivarono, per la prima volta, gli atleti sovietici: segno di una tentata riconciliazione post bellica.

Non solo: a Cortina nel 1956 la Germania, seppur divisa dalla cortina di ferro, riuscì a portare una squadra di atleti unificata e quando, avendo vinto nello slalom femminile, fu necessario suonare un inno, si scelse l’Inno alla gioia di Beethoven che oggi è diventato l’Inno dell’Europa.

A Cortina 1956 fu la prima volta di un giuramento olimpico pronunciato da una donna: era l’italiana Giuliana Minuzzo (vicentina), già vincitrice del bronzo nella discesa libera alle precedenti olimpiadi invernali del 1952 a Oslo.

A Cortina 1956 si visse per la prima volta un evento collettivo, anche se non di massa come oggi: era infatti nata la tv e la Rai si cimentava con la trasmissione e le cronache delle gare, pur se lontanissima dalle odierne dirette su più canali e piattaforme. Era il segno di un’Italia in crescita, quando il boom economico cominciava a portare le auto nei garage e le televisioni nei salotti degli italiani. Furono anche quelle immagini, magari viste al bar sottocasa, a diffondere la bellezza delle montagne, la magia delle cime innevate, il desiderio delle settimane bianche, che portarono molti italiani a salire – come diceva Mike Bongiorno emergente conduttore televisivo di quiz – “sempre più in alto”. Alla tv, oltre agli atleti, apparvero anche i personaggi famosi, tra i quali la nostra Sofia Loren, volti che contribuirono ad ammantare di fascino alcuni luoghi, come appunto Cortina, meta di sportivi come di personaggi del cinema e della tv.

Potranno i giochi del 2026 essere ricordati nel futuro con altrettanto entusiasmo? Non possiamo che augurarlo al nostro paese e soprattutto ai nostri atleti. Ne abbiamo bisogno, dopo che, nei giorni scorsi, di Milano-Cortina si è parlato per i lavori non ultimati o, peggio, per un episodio di cronaca assai poco onorevole, come il biglietto di un autobus Calalzo-Cortina salito da 2 a 10 euro in occasione delle settimane olimpiche (riportato alla tariffa ordinaria per i residenti dopo l’increscioso episodio di un bambino lasciato a piedi perché privo del biglietto a prezzo ‘olimpico’). E di questo fatto sì speriamo che sia la prima e l’ultima volta.