Commento al Vangelo
Domenica 25 gennaio, commento di don Renato De Zan
Mt 4,12-23
12 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13 lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14 perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15 Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16 Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. 17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». 18 Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19 E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20 Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21 Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22 Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 23 Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Gesù insegnava, annunciava il Regno e guariva
Il Testo
1.Con il testo di Mt 4,12-23 l’evangelista inizia il racconto dell’apostolato pubblico di Gesù. Il testo è facilmente divisibile in quattro parti. In una prima parte (Mt 4,12-16) viene presentata la scena. Giovanni non opera più. È in prigione. Gesù va ad abitare a Cafarnao, villaggio che diventerà il primo quartier generale del Maestro. In una seconda parte (Mt 4,17) si legge un brevissimo sommario con le prime parole pronunciate da Gesù che richiamano alla conversione. Nella terza parte (Mt 4,18-22) troviamo il racconto della chiamata dei primi quattro discepoli: Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Infine, in Mt 4,23, c’è un secondo sommario, leggermente più ampio del primo (Gesù insegna, annuncia e guarisce)
2. Se si presta attenzione, la pericope originale sarebbe circoscritta in Mt 4,12-22. Il testo di Mt 4,23 appartiene al sommario Mt 4,23-25. La Liturgia ha fatto la scelta di accorpare il v. 23 alla pericope precedente per due motivi. Il primo è teologico: ha voluto completare il breve sommario del v. 17, dove si trova solo l’invito alla conversione, aggiungendovi l’insegnamento, l’annuncio e i miracoli. Il secondo motivo è estetico letterario. Il formulario evangelico, infatti, così come l’ha voluto la Liturgia, è incluso dal binomio “Gesù-Galilea” (Mt 4,12 : “Gesù…si ritirò nella Galilea” // Mt 4,23: “Gesù percorreva tutta la Galilea”).
L’Esegesi
1. Nella presentazione dello scenario l’evangelista cita un testo Isaiano (Is 8,23b-9,1) per indicare come la zona nord della Palestina fosse abitata da una popolazione semi-pagana (Galilea delle genti!). Gli inizi del cristianesimo si collocano in una terra di gente ai margini della fede, presuntuosa e sanguigna, povera di valori umani e spirituali. Contro ogni calcolo umano che mira alla riuscita, Dio sceglie di iniziare da gente poco credente. Dio ama gli ultimi: è un suo stile e Gesù lo ha annunciato in mille modi diversi.
2. L’invito alla conversione è giustificato dalla vicinanza del Regno di Dio. La conversione, dunque, non è una scelta circoscritta in un atto. Si tratta di una scelta prolungata per tutta la vita. Si tratta di acquisire quel modo di pensare e ragionare che appartengono a Dio per scoprire Dio nella storia che ci circonda, nelle piccole e grandi cose che costituiscono la nostra vita. Lì c’è già il Regno, ma bisogna saperlo vedere. Il paio d’occhiali giusti viene dalla conversione.
3. Nel suo apostolato, Gesù sceglie di essere affiancato da discepoli, uomini normali, colti nel loro momento vitale più normale, il momento del lavoro. Dio sceglie di aver bisogno degli uomini per proporre il suo messaggio. La vocazione dei primi discepoli costituisce un racconto molto stilizzato e ripetitivo nella stesura letteraria (v. 18: “vide due fratelli” // v. 21: “vide altri due fratelli”; v. 18: “gettavano le reti in mare” // v. 21: “riparavano le reti”; v. 20: “essi subito lasciarono le reti e lo seguirono” // v. 22: essi subito lasciarono la barca…. e lo seguirono”).
4. Il secondo sommario presenta i tre verbi dell’apostolato di Gesù: insegnare (didàsko), annunciare (kerùsso), guarire (therapèuo). Questi tre verbi tracciano l’essenza di ogni apostolato. Il popolo di Dio ha bisogno dell’insegnamento. Lo testimonia Luca in At 2,42 (“Erano perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli…”). Coloro che non sono credenti hanno bisogno dell’annuncio. Lo testimonia Matteo in Mt 24,14 (“Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo…”). Il verbo “therapèuo” non indica solo guarire (come nella stragrande maggioranza dei casi nel N.T.), ma indica anche “prendersi cura”. E questo è compito della comunità cristiana come testimonia Paolo in Gal 2,10: “[Gli Apostoli] ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che [io, Paolo] mi sono preoccupato di fare”
Il Contesto Celebrativo
1. La prima lettura (Is 8,23b-9,3) è costituita dal testo biblico citato dal Vangelo. Per la Liturgia il brano di Matteo sottolinea l’adempimento in Gesù dell’Antico Testamento. La Colletta propria pone in luce la testimonianza della comunità cristiana come annuncio “per coloro che dalle tenebre anelano alla luce”.