1926-2026: un secolo fa accadde

Iniziamo il 2026 andando a ricordare ciò che accadde nella città di Pordenone cento anni fa.
La Grande guerra era terminata da sette anni. La città era tanto provata: aveva subito tante distruzioni causa l’invasione austro-ungarica, la fuga di tanti suoi abitanti scappati dopo “Caporetto” e sparpagliatisi in tutta l’Italia fino alla Sicilia, le famiglie smembrate, con tante perdite a causa anche della terribile epidemia di Spagnola che aveva mietuto ingenti vittime soprattutto nel 1918. Le case erano state saccheggiate, le imprese e le varie attività erano state chiuse, la disoccupazione imperava. Regnava la miseria, ma i pordenonesi si erano già dati da fare all’indomani del termine della guerra.
Il 1926 è l’anno in cui si vive un grande fervore di attività edilizie private e pubbliche. Si inaugurano le prime case operaie per cotonieri a Torre e Borgomeduna. Una fotografia degli anni Cinquanta ritrae ancora alcune delle casette costruite nel 1926 in via Vittorio Veneto per gli operai del vicino cotonificio. Oggi alcune esistono ancora, ristrutturate. Altre furono costruite a Borgomeduna per gli operai di quel cotonificio.
Si lavora anche al campo sportivo e si decide di costruire la pista in cemento, campo e pista saranno inaugurati il 3 ottobre 1926. L’impianto assunse la denominazione di stadio del Littorio, che fu poi modificata, al termine della seconda guerra mondiale, in stadio Ottavio Bottecchia, in onore del grande ciclista trevigiano nativo di San Martino di Colle Umberto. Dell’inaugurazione del nuovo stadio diede ampia notizia anche il nostro “Il Popolo” in data 10 ottobre.
Il Teatro Sociale in Corso Vittorio Emanuele viene trasformato in cinema e si aboliscono purtroppo palcoscenico e palchetti.
Si inizia la costruzione del Monumento ai caduti nel parco della Rimembranza, a fianco delle scuole Gabelli. Sarà inaugurato nel 1929 alla presenza del principe ereditario Umberto I in visita a Pordenone.
Si acquistano i locali dell’ex caserma dei carabinieri di via Bertossi trasferita in piazza Ospedale vecchio, e vi si costruiscono le aule per le scuole professionali. Nel tempo vi sarà trasferita la scuola media Giovanni Antonio da Pordenone. I Salesiani pongono la prima pietra del nuovo edificio del ginnasio in viale Grigoletti (progetto Rupolo). Viene soppressa la sottoprefettura.
Durante i lavori di ampliamento del Municipio gli uffici vengono trasferiti presso l’ex Tribunale. Il Comune si assume la gestione dell’Istituto Tecnico privato. I reggimento Genova lascia Pordenone dopo 15 anni e viene sostituito dal Cavalleggeri di Saluzzo.

1926 IN ITALIA
Nel 1926 Pontefice era Pio XI (Achille Ratti), eletto nel 1922 e regnante fino al 1939, noto per il suo forte impegno missionario, come testimonia l’enciclica Rerum Ecclesiae promulgata proprio nel febbraio del 1926, e per l’inizio delle trattative che porteranno nel 1929 ai Patti Lateranensi.
Il 1926 in Italia fu un anno cruciale per la consolidazione della dittatura fascista, caratterizzato dalle cosiddette “Leggi Fascistissime” (emanate tra il ‘25 e il ‘26 e firmate dal re Vittorio Emanuele). Le leggi soppressero le libertà democratiche, abolirono i partiti, istituirono il Tribunale Speciale, videro l’eliminazione della democrazia parlamentare. Reintrodussero la pena di morte, istituirono il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e soppressero la stampa antifascista.
Inizio della Dittatura Totale: Il 1926 segnò il passaggio dal regime autoritario a quello totalitario, con l’approvazione delle leggi che smantellarono lo stato liberale.
Fine del Parlamento: Il 9 novembre, la Camera votò la decadenza dei deputati Aventiniani, che si erano astenuti in segno di protesta dopo il delitto Matteotti, eliminando di fatto l’opposizione parlamentare.
Il 3 settembre il fascismo scioglie tutti i consigli comunali e provinciali. L’elezione del sindaco è sostituita dalla nomina governativa dei podestà. Il primo podestà di Pordenone fu nel 1928 l’avvocato Francesco Nello Marsure. Un’importante figura politica e amministrativa a Pordenone. Fu in carica negli anni ‘30 e la sua amministrazione è ricordata per aver dato impulso a una nuova stagione di realizzazione di importanti opere pubbliche ed edilizie in città. Si concentrò sul restauro degli spazi pubblici cittadini e sull’avvio di significativi progetti architettonici, collaborando, ad es. con l’architetto Cesare Scoccimarro per la realizzazione della Casa del Balilla. Morì prematuramente a 42 anni, nel luglio del 1933, dopo una lunga malattia.
Nel 1926 si rafforzò il controllo dello Stato con misure come il confino di polizia.
Nel 1926 Mussolini subì tre attentati, sei in tutta la sua vita. Uno, in particolare, va ricordato: a fermare l’attentatore fu il padre di uno scrittore e regista molto legato alla nostra terra. La sera del 31 ottobre 1926, durante la commemorazione della marcia su Roma a Bologna, il quindicenne Anteo Zamboni esplose un colpo di pistola verso il capo del Governo, bucandogli la giacca e sfiorandogli il petto. Bloccato dal tenente del 56º fanteria Carlo Alberto Pasolini, padre dello scrittore e regista Pier Paolo, Zamboni fu linciato e ucciso sul posto con numerose coltellate dalle camice nere.
Il 1° novembre vennero soppresse le pubblicazioni di alcuni quotidiani, tra cui l’Unità, l’Avanti, La Voce Repubblicana e Il Lavoro. A Napoli venne assaltata la casa di Benedetto Croce, a Cagliari quella di Emilio Lussu, che venne arrestato. A Milano i fascisti devastarono la sede della Camera del Lavoro, a Genova diedero fuoco alla redazione del quotidiano Il Lavoro. L’8 novembre Antonio Gramsci viene arrestato nonostante l’immunità parlamentare. Assieme a lui il fascismo arresta gran parte del gruppo parlamentare del Partito Comunista Italiano.
Il 30 dicembre il fascio littorio viene dichiarato emblema ufficiale del Regno d’Italia.
In sintesi, il 1926 fu l’anno in cui il fascismo, dopo aver preso il potere nel 1922, creò le fondamenta legali e politiche per la sua dittatura, eliminando ogni forma di dissenso e trasformando lo Stato italiano.
Nel sociale il 3 aprile nasceva anche l’Opera Nazionale Balilla (ONB) per l’inquadramento dei giovani nell’ideologia fascista. Ricordiamo anche che il 1° gennaio 1926 Cesare Mori (poi chiamato il Prefetto di Ferro) avviava le operazioni contro gli esponenti della mafia siciliana rintanati a Gangi.

1926 NEL MONDO
Nel mondo nel 1926: il 13 maggio in Alaska l’italiano Umberto Nobile e il norvegese Roald Amundsen atterrano col dirigibile Norge dopo aver trasvolato il Polo nord, partendo due giorni prima da Roma.
Il 6 agosto la statunitense Gertrude Ederle è la prima donna ad attraversare a nuoto La Manica.

NATI NEL 1926
Claudio Villa cantante e attore italiano. Valéry Giscard D’Estaing, 20° presidente della Repubblica francese. Luigi Veronelli gastronomo, enologo e scrittore italiano. Vittorio Bachelet giurista e politico italiano che nel 1976 viene eletto Vicepresidente del consiglio superiore della Magistratura e il 12 febbraio 1980 viene ucciso dalle Brigate Rosse in un’aula universitaria. Dario Fo drammaturgo italiano, premio Nobel nel 1997. Elisabetta II Regina d’Inghilterra. Marilyn Monroe attrice statunitense. Giangiacomo Feltrinelli editore e attivista italiano che il 14 marzo 1972, a 45 anni, muore alla base di un traliccio dell’alta tensione a Segrate, alle porte di Milano. Il suo corpo viene ritrovato dilaniato in conseguenza di un’esplosione, ma le cause della morte non sono chiare. Arnaldo Pomodoro scultore italiano. Teddy Reno cantante e produttore discografico italiano, vivente, pronto a compiere i cento anni l’11 luglio 2026. Tiberio Mitri pugile e attore italiano. Fidel Castro Rivoluzionario e politico cubano.

MORTI NEL 1926
Rainer Maria Rilke poeta e scrittore austriaco di origine boema. Claude Monet pittore Francese. Rodolfo Valentino attore italiano. Antoni Gaudì architetto spagnolo. Piero Gobetti giornalista e politico antifascista italiano

NOBEL NEL 1926
Grazia Deledda, voce della Sardegna, ricevette il Nobel per la letteratura: la seconda donna, dopo la svedese Selma Lagerlöf, a riceverlo in questa disciplina e l’unica italiana.

1926: fu il padre di Pasolini, Carlo Alberto, a sventare uno degli attentati a Mussolini

Pier Paolo Pasolini con il padre nella metà degli anni Trenta

Carlo Alberto Pasolini, (Bologna 1892), partecipò alla guerra di Libia e alla I Guerra Mondiale. Sposò Susanna Colussi di Casarsa, nacquero Pier Paolo e Guido. Nel 1926 era tenente di stanza a Conegliano (Tv) presso il 56° reggimento di fanteria che, durante i festeggiamenti per l’inaugurazione del Littoriale (ora stadio Dall’Ara) da parte del Duce in visita a Bologna, era stato incaricato della sicurezza nella zona dell’incrocio Rizzoli/Indipendenza. Proprio durante la svolta del corteo verso via Indipendenza si verificò un attentato con arma da fuoco ai danni di Mussolini. Nelle indagini che seguirono […], ascoltato la sera stessa, Carlo Alberto Pasolini, dichiarò: “L’automobile presidenziale, giunta allo svolto di via Rizzoli-via Indipendenza rallentò la velocità e il sottoscritto ebbe l’impressione che fosse quasi ferma. In questo stesso momento vide un braccio allungarsi sopra la sua spalla sinistra e udì un colpo d’arma da fuoco e vide la fiammata. Afferrò immediatamente il braccio stringendolo fra le sue mani facendo volgere l’arma impugnata verso terra ed impedendo che l’attentatore continuasse a sparare. In suo aiuto giunse subito il Rag. Vallesi [recte, Vallisi] che, afferrata la mano dello sparatore, gli strappò l’arma mentre due commissari di PS, Ufficiali della MVSN e un maresciallo dei RRCC strappavano dalle mani del sottoscritto l’attentatore trascinandolo verso il Bar Centrale” (Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale speciale per la difesa dello Stato, b. 185, vol. III). Il giovane anarchico Anteo Zamboni fu riconosciuto come l’attentatore.
Nel corso della II guerra mondiale Carlo Alberto Pasolini fu rinchiuso in un campo di prigionia inglese in Kenya. Nel 1951 si ricongiunse con i familiari a Roma, dove morì alla fine del 1958. Riposa nel cimitero di Casarsa.