Diocesi
1° gennaio 2026, Gionata mondiale della pace, Omelia del Vescovo Giuseppe Pellegrini
Da ben 59 anni la comunità cristiana si ritrova all’inizio del Nuovo Anno, secondo il calendario della società in cui viviamo, per ringraziare il Signore e per invocare il dono della pace. Affidiamo a Maria, Madre di Dio e Regina della pace il nuovo Anno che si apre, perché impariamo anche noi a trovare Dio nella piccolezza della vita, a prenderci cura di ogni creatura e a custodire il dono della vita di ogni persona umana. Maria, colei che ha portato Dio nel mondo, sia la via per riscoprire la tenerezza paterna di Dio e per costruire una civiltà di amore e di pace. Il Vangelo appena ascoltato ci invita ad entrare senza paura a contemplare questo nostro tempo con lo sguardo di Maria e dei semplici pastori. “In quel tempo i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Luca 2,16). I pastori accolsero l’annuncio degli angeli e andarono a vedere il bambino. Non trattennero nulla per sé ma lo condivisero con quanti incontrarono lungo la via. Anche Maria, dal canto suo, in ascolto di quanto dissero i pastori, “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (2,19).
L’apostolo Paolo nella seconda lettura ci ricorda che: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna” (Galati 4,4). Queste parole ci ricordano che Gesù, nostro salvatore, si è fatto carne svelandosi nella fragilità della nostra umanità. Dio non è un’idea né un bisogno dell’uomo, ma è concreto e umano, con un volto e un nome. Dio si è rivelato all’umanità nel suo Figlio Gesù fatto carne nel grembo della Verine Maria per opera dello Spirito Santo. L’invito alla pace sgorga dal cuore materno di Maria che si è presa cura della vita nascente. Solo quando si ridà dignità alla vita, solo quando si rispettano i diritti fondamentali prendendosi cura di ogni persona, si potranno promuove la giustizia e la pace. Non una pace qualsiasi ma la pace di Cristo, come ha scritto papa Leone nel messaggio per la 59ma Giornata Mondiale della Pace: “Questa è la pace di Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio che ci ama incondizionatamente”.
Oggi, primo giorno dell’Anno, la Chiesa ci invita a pregare per la pace. Se non accogliamo il dono che Dio ha fatto all’umanità, Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, difficilmente saremo capaci di interpretare il tempo presente e tener aperto il nostro cuore al sincero desiderio della pace. Rimarremo schiacciati dal peso della sfiducia e della rassegnazione. La benedizione di Aronne, richiamata nella prima lettura, ci invita a riflettere sulla nostra identità di figli di Dio e sulla missione che ci è stata affidata. Esprime anche la nostra gioia e la nostra speranza in questo inizio d’anno, aprendoci all’accoglienza del dono di Dio che è la pace. “Il Signore rivolga il suo volto verso di te e ti conceda la pace” (Numeri 6,26). Ma cosa significa essere portatori di pace e di benedizione per gli altri, in un mondo che pensa solo alla guerra e al dominio? Meravigliamoci nell’accogliere la pace del Signore rappresentata da un piccolo bambino; una pace che è fragilità, fatica e dono. Non smettiamo mai di cercarla, non rassegniamoci mai alla logica della violenza. È un dono da chiedere al Signore con insistenza nella preghiera. Diceva papa Leone il 28 ottobre scorso al Colosseo, davanti ai leader delle grandi religioni mondiali: “Con la forza della preghiera, con mani nude alzate al cielo e con mani aperte verso gli altri, dobbiamo far sì che tramonti presto questa stagione della storia segnata dalla guerra e dalla prepotenza della forza e inizi una storia nuova. Non possiamo accettare che questa stagione perduri oltre, che plasmi la mentalità dei popoli, che ci si abitui alla guerra come compagna normale della storia umana. Basta! È il grido dei poveri e il grido della terra. Basta! Signore, ascolta il nostro grido!”.
Nelle attuali circostanze storiche, critiche e oscure, papa Leone, nel suo messaggio, invita i cristiani a resistere “alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte” per esser portatori di luce nel mondo. Infatti, “vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio”. Con sant’Agostino, tutti siamo invitati “ad intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore”, pur riconoscendo che “la piccola fiamma della pace è minacciata dalla tempesta”.
È una pace “disarmata e disarmante, umile e perseverante”, quella che papa Leone implora per questo mondo in cui per raggiungerla si fa la guerra; in cui “si arriva a considerare una colpa” il fatto che non ci si prepari abbastanza “a reagire agli attacchi e a rispondere alle violenze”. Un mondo in cui le spese militari sono aumentate nel 2024 del 9,4% rispetto all’anno prima; in cui il rapporto tra i popoli è basato su paura e dominio; in cui si benedice il nazionalismo e si giustifica ‘religiosamente’ la violenza e la lotta armata. Nel giorno di Natale, papa Leone ha affidato alla Chiesa e al mondo un annuncio paradossale: “La pace esiste ed è in mezzo a noi”, è presente in quel neonato che “soltanto piange e vagisce”.
“La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche e sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori di quelle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”. Preghiera, spiritualità, dialogo ecumenico e interreligioso diventano vie concrete di pace, linguaggi dell’incontro tra culture e tradizioni diverse. “La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino”. È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che chiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni internazionali.
La pace è possibile, non è un’utopia. Con questo invito ci disponiamo a vivere il mese della pace con umiltà e con speranza, nella consapevolezza che è un dono da custodire e coltivare.
Buon anno!
+ Giuseppe Pellegrini, vescovo
