Diocesi
Anniversario San Francesco: un lungo cammino
Il giubileo di San Francesco d’Assisi, che si sta celebrando da noi in questo inizio autunno grazie all’iniziativa sorta e al progetto partorito nell’Unità Pastorale Pordenone Centro, ha avuto un pertinente annuncio nelle settimane estive durante il tradizionale agosto del Beato Marco d’Aviano. Annuncio esternato con calore in particolare presso alcune comunità di fede (belli i momenti vissuti con la Fraternità Francescana di Betania di San Quirino e con le case del clero anziano di San Vito al Tagliamento e di Santa Lucia di Piave: e non sono mancate due messe nell’Ospedale di Pordenone) e ai due pellegrinaggi programmati da Pordenone_SanFrancesco800. Le parrocchie cittadine di titolo francescano – San Francesco di via Cappuccini e Beato Odorico di viale Libertà – si sono portate nella festa di Santa Chiara, 11 agosto, antivigilia di quella (13 agosto) del beato francescano cappuccino, nel Friuli terremotato. Una settantina di pellegrini hanno trascorso la mattinata presso le monache clarisse dell’abbazia di Moggio Udinese, presenziando alla messa dell’arcivescovo Lamba. Hanno seguito poi un itinerario che ha coniugato memoria di Francesco e memoria del terremoto. Gemona non è solo la capitale del sisma di 50 anni fa ma pure dell’introduzione del francescanesimo in regione: qui, dove i frati arrivarono ancora vivente il fondatore dell’ordine e dove Sant’Antonio costruì la prima chiesa serafica del Friuli, il gruppo ha fatto sosta dai frati in santuario, dalle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore nella soprastante loro casa madre (entrambi questi edifici furono ricostruiti dalle macerie del sisma), e nei duomi di Venzone e della stessa Gemona. Ultima tappa a San Francesco d’Arzino, unica comunità a portare in Friuli il nome del santo di Assisi e pure essa colpita dal terremoto: dove ad attenderci c’era mons. Giosué Tosoni con il suo fervore per il Serafico.
È stato curato anche dal Comitato Beato Marco il secondo viaggio di fede e devozione in preparazione alle feste francescane centenarie partito da Pordenone il 12 settembre. Non casuali le scelte del giorno anniversario della liberazione di Vienna e di Padova, città della manifestazione taumaturgica 350 anni fa del nostro frate: della quale si è fatta memoria insieme alle monache clarisse del monastero di San Bonaventura e durante la messa vespertina nel santuario cappuccino di San Leopoldo Mandic, che di Padre Marco fu devotissimo, come entrambi lo furono, e con loro il Beato Odorico, ovviamente di Sant’Antonio, visitato in mattinata in basilica e presso la sua arca. Una grossa mano e un’ulteriore peculiare motivazione è venuta per recarci a Padova dalle suore terziarie francescane elisabettine delle quali i 77 pellegrini sono stati ospiti visitando sia l’immensa Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola, città della carità, sia la Casa madre della congregazione, dove il cuore caritatevole della Beata Elisabetta Vendramini trovò, dopo molte traversie, l’ambiente per esprimersi e fruttificare… fino a Pordenone! Come aveva già detto, e con simpatia, la visita che la reliquia del Beato Marco aveva fatto qualche giorno prima, esattamente il 22 agosto, tra le 120 anziane suore elisabettine della confortevole casa di Taggì di Sotto (Padova), anch’esse preparate così agli straordinari giorni francescani che stiamo vivendo.
L’itinerario del mese del Beato Marco ha toccato, oltre che Pordenone e Aviano, pure il tempio di Monte Grisa in Trieste, il capitello di Basalghelle di Mansuè e diverse località montane o pedemontane: Calalzo di Cadore, Claut/Cimolais, Piancavallo, Poffabro benedettine. Domenica 23 agosto, la messa di ogni anno alla Santissima di Coltura ha assunto il carattere di Giubileo Francescano: per la presidenza del già provinciale dei Frati Minori padre Mario Favretto (venuto – ha detto – da una città, Motta, bagnata dall’acqua del Livenza che qui nasce) e per il suggestivo inizio processionale dal capitello che i frati vollero erigere vicino al santuario nel 1639 , partecipato, per invito del rettore don Ortolan, dai quattro sindaci di Polcenigo, Caneva, Budoia, Aviano. L’iniziativa è stata più opportuna perché Polcenigo è la capitale francescana del Pordenonese, dove il convento di San Giacomo sorse prima del 1262, dunque pochi anni dopo la morte del Poverello. Ma su questa importante storia ritorneremo a breve. W.A.