Domenica 27 settembre, commento di don Renato De Zan

Mt 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. 29 Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. 30 Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

Il Testo

  1. Gesù è già entrato trionfalmente a Gerusalemme (Mt 21,1-11), ha scacciato i venditori dal tempio (Mt 21,12-17), ha maledetto il fico sterile, seccandolo (Mt 21,18-22) ed ha affrontato i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo che gli chiedevano l’origine della sua autorità (Mt 21,23-27). In quest’ultimo episodio i responsabili d’Israele inciampano su una domanda di Gesù: “Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?” (Mt 21,25). In questo modo il lettore è preparato a comprendere il testo di Mt 21,28-32, che è la formula evangelica odierna.
  2. La Liturgia ha posto in apertura di Mt 21,28-32 un ampio incipit che evidenzi il mittente e i destinatari (“In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo”). In questo modo la formula evangelica, priva del suo contesto, diventa chiara. Essa si suddivide in due momenti: la parabola (Mt 21,28-31a) e l’insegnamento che ne consegue (Mt 21,31b-32). Tra le due parti c’è un legame su cui torneremo nell’esegesi del brano. Si tratta del verbo “metamélomai”, pentirsi, presente in Mt 21,29 (“Ma poi si penti e vi andò”) e in Mt 21,32 (“Ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”).

L’Esegesi

  1. La parabola è caratterizzata dalla domanda del mittente al destinatario. In questo caso è: “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. La domanda è rafforzata dalla domanda inziale: “Che ve ne pare?”. Si tratta della classica provocazione che ogni parabola richiede. La risposta dei destinatari diventa la loro condanna. I pubblicani e le prostitute, infatti, sono persone che hanno scelto una vita sbagliata. Hanno, però, ascoltato la predicazione del Battista, gli hanno creduto e si sono “pentiti” ovvero “hanno provato rimorso”. I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo hanno ascoltato Giovanni, ma non si sono pentiti e non gli hanno creduto. Questo è il motivo per cui “i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”.
  2. La riflessione di Gesù è sottile perché abbina il “pentirsi” al “credere”. L’atto di fede è indispensabile per il pentimento. È interessante notare come nella preghiera ebraica, chiamata “todàh” (richiesta di perdono), il testo sia diviso in due parti: prima c’è la confessione di fede e poi c’è la confessione dei peccati con la richiesta di perdono. Non a caso si adopera lo stesso verbo: confessare la fede e confessare i peccai. Pentirsi senza la fede significa liberarsi solo dal senso di colpa. Pentirsi attraverso la fede significa intraprendere la strada della conversione.
  3. Il verbo pentirsi, “metamélomai” in greco, non indica la conversione vera e propria che in greco si dice “metanoèo”. Mentre il verbo “metanoèo” indica un processo interiore di intelletto, coscienza e sentimento attraverso il quale il soggetto intende cambiare vita, il verbo “metamèlomai” indica un processo precedente a questo. Si tratta di dare spazio a un sentimento di disapprovazione sul vissuto o rimorso con il bisogno di cambiare, anche se non c’è ancora una idea precisa di come cambiare. In Mt 27,3 leggiamo un esempio chiaro: “Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso (metamelethèis), riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani”. Giuda ha capito di aver sbagliato, lascia spazio a un sentimento di disapprovazione o rimorso, ma non sa come pentirsi. Egli, infatti, riporta le monete ai sacerdoti invece di riprendere la strada del discepolato insieme agli altri apostoli.

Il Contesto celebrativo

  1. La prima lettura, Ez 18,25-28, evidenzia come il giusto deve continuare a comportarsi da giusto. Se commette il male, merita la morte. Il malvagio che abbandona il male e compie il bene, merita la vita. Nessuno, né il giusto né il malvagio, hanno il timbro “per sempre”. Ognuno, invece, con le scelte che fa e con i comportamenti che ne derivano ha la morte o la vita.
  2. Nella amplificazione dell’invocazione, la Colletta propria sintetizza il messaggio evangelico: “O Padre, che prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia”. Nella petizione l’eucologia offre il fondamento di tale scelta. Si chiede a Dio di ricever in dono “gli stessi sentimenti di Cristo, così come si esprime nella seconda lettura, Fil 2,1-11, Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5).