Santa Pasqua di Risurrezione, commento di don Renato De Zan

05.04.2026- Pasqua

Gv 20,1-9

1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa

Il Testo

1. Nella Messa del giorno della domenica di Pasqua si legge Gv 20,1-9 (Maria Maddalena scopre il sepolcro vuoto e i due discepoli, Pietro e il discepolo che Gesù amava, vanno al sepolcro e scoprono le tele afflosciate). Nella messa vespertina della domenica di Pasqua si legge, invece, Lc 24,13-35 (i discepoli di Emmaus). Il testo della messa del giorno è stato impoverito del versetto conclusivo, il v. 10 (“I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa”. Ciò permette alla Liturgia di evidenziare che la comprensione della Risurrezione avviene attraverso la comprensione della Scrittura. A differenza del discepolo che Gesù amava, Pietro e Maria Maddalena non capirono

2. Il testo della formula evangelica è facilmente suddivisibili in due parti. Nella prima parte, Gv 20,1-2, troviamo come protagonista Mara Maddalena che vede il sepolcro aperto perché la pietra era stata tolta e corre dai discepoli per avvertirli che il corpo non c’è più. Nella seconda parte, Gv 20,3-9, troviamo come protagonisti Pietro e il discepolo che Gesù amava (alle loro spalle c’è anche Maria Maddalena, come si può notare dall’episodio successivo, Gv 20,11-18). Essi vedono le tele afflosciate. Pietro non sa “leggere” il fatto, mentre il discepolo che Gesù amava che conosceva le Scritture, “vide e credette”.

L’Esegesi

1. Leggendo in sinossi i quattro vangeli, si nota una disparità tra loro nell’elencare le donne che sono andate al sepolcro. Matteo ne riporta due (Maria Maddalena e l’altra Maria), Marco invece ne elenca tre (Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salome). Luca non riporta nomi ma indica più donne. Giovanni sembra indicarne una sola, Maria Maddalena. Il testo del quarto vangelo, però, nasconde una piccola sorpresa. Quando Maria Maddalena parla a Pietro e all’altro discepolo dice: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Quel “sappiamo” è una spia evidente che Maria Maddalena era accompagnata da altre donne.

2. L’interpretazione allegorica dell’epoca dei Padri ha voluto vedere in Pietro, più lento, la comunità ebraico-cristiana e nel discepolo che Gesù amava, più veloce, la comunità pagano-cristiana. Al di là di queste curiosità, ciò che è importante nel testo del formulario evangelico è il criterio sottinteso dal narratore. Il mistero della Risurrezione non è direttamente esperimentabile, ma lo si può intravvedere attraverso le tracce che la Risurrezione lascia nella storia. Queste tracce, nel brano odierno, sono le bende e il sudario.

3. La traduzione italiana della CEI dice: “osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”. Si tratta di una traduzione che in qualche modo scherma il valore del testo originale. La prima osservazione va fatta sulle “othònia kèimena”. “Othonia” sono i teli. “Kèimena” è un participio dal verbo “kèimai” che significa “giacere” (nelle epigrafi greche per un defunto, si dice “enthàde kèitai”, “qui giace”). Le tele, dunque, erano giacenti o afflosciate (non “posate là”). Il sudario, invece, era “entetuligmènon”, avvolto su se stesso. L’avverbio “chorìs” può dire “a parte”, ma anche “senza” e “diversamente”. Infine, l’espressione “eis èna tòpon” è un aramaismo e significa “nello stesso luogo”. Mettendo insieme i dati risulta che Pietro e il discepolo che Gesù amava videro i teli afflosciati e il sudario, non afflosciato con i teli, ma diversamente (dai teli) avvolto su se stesso nello stesso luogo. Il bozzolo che avvolgeva Gesù era appiattito, ma non dalla parte del capo dove c’era sotto il sudario avvolto su se stesso.

Il Contesto Celebrativo

1. La gioia del cristiano prega oggi la sequenza “Victimae Paschali”, sequenza composta nel Medio Evo (sec. XI) da Wipone, capellano dell’imperatore Corrado II. Altri pensano che sia stata composta da Notker Balbulus o da Adam da San Vittore o addirittura da Roberto II il Pio, re di Francia. Le parole più toccanti della sequenza potrebbero identificarsi in questa frase: “Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus regnat vivus” (Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa).

2. La prima lettura (At 10,34a.37-43) riporta una parte del discorso di Pietro in cui, con una breve espressione, indica la corporeità del Risorto: “Abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (v.41). La seconda lettura (Col 3,1-4) contiene una verità di fede sconvolgente: noi siamo già risorti (“se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”). Non siamo, però, ancora manifestati. Ciò accadrà al ritorno di Gesù alla fine dei tempi (“Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria”).