Commento al Vangelo
Lunedì dell’Angelo, commento di don Renato De Zan
06.04.2026 – Lunedì dell’Angelo
Mt 28,8-15
Il quel tempo, 8 abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 11 Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12 Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13 dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. 14 E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15 Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato
Il Testo
1. Il brano di Mt 28,8-15 è la continuazione del brano evangelico proclamato nella notte della veglia Pasquale (Mt 28,1-10). La Liturgia ha aggiunto il solito incipit (“In quel tempo) a una pericope che risulta composta. Mt 18,8 è il versetto finale del brano dell’apparizione angelica al sepolcro (Mt 18,1-8). Mt 28,9-10 narra l’incontro di Gesù con le donne ed è un brano a sé. Infine, Mt 28,11-15 narra la bugia dei capi dei sacerdoti e degli anziani, che suggerirono ai soldati di dire che i discepoli avevano rubato la salma.
2. Il primo studioso moderno che ha sposato la tesi del furto è stato Hermann Samuel Reimarus agli inizi del sec. XVIII. Reimarus sosteneva che il furto fosse stato compiuto dai discepoli. Oggi non è più una tesi sostenuta se non da Bart Ehrman, biblista americano contemporaneo, le cui opere sono state criticate in modo molto negativo sia da biblisti protestanti che da biblisti cattolici. Egli afferma che la salma di Gesù sia stata trafugata dai parenti perché non erano stati coinvolti nella sepoltura del loro congiunto. Storicamente il furto sarebbe stato impossibile per la tempistica e per la legge. Quando in At 4,1-22, Pietro e Giovanni vengono processati al Sinedrio, i sinedriti “non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare” (At 4,21). Strano: per chi violava i sepolcri – se l’accusa di furto fosse stata vera – c’era la pena di morte.
L’Esegesi
1. Nel momento in cui l’angelo rotola la pietra del sepolcro e appare nel suo splendore celeste (Mt 28,2-3), le donne ebbero paura tanto che l’angelo le deve rassicurare (“Voi non abbiate paura!”). Subito l’angelo annuncia la risurrezione di Gesù e le incarica di portare la bella notizia ai discepoli, invitandoli ad andare in Galilea. La paura non è scomparsa del tutto, ma dopo l’incontro con l’angelo subentra un profondo sentimento di gioia. Le donne corrono ad adempiere il mandato “con timore e gioia grande”. Sappiamo che nel N.T. il termine greco “charà-gioia” indica la reazione umana all’azione straordinaria e salvifica di Dio. La donne, dunque, hanno capito bene che Gesù era risorto e che la morte non era più la parola definitiva sull’uomo.
2. Nell’incontro con Gesù, le parole del Maestro spazzano via gli ultimi residui di paura nelle donne: “Non temete”. L’incontro con il Risorto è l’incontro con Dio. Contemporaneamente la fede rende tale incontro libero da ogni paura. Gesù ripetendo l’invito in Galilea, già fatto dall’angelo, invia le donne in una vera e propria missione: “Andate ad annunciare ai miei fratelli”. La parola “fratelli” dice molto. I discepoli avevano abbandonato Gesù, ma Gesù li riammette al dialogo con sé manifestando che la sua fedeltà verso di loro non è venuta meno.
3. Mentre avvenivano tutte queste belle cose, in uno scenario diverso i capi dei sacerdoti, gli anziani e le guardie, che avevano riferito loro l’accaduto, si accordavano, attraverso la corruzione del denaro, di negare l’accaduto con una menzogna: i discepoli hanno trafugato la salma di Gesù. Ne conseguiva che il sepolcro vuoto non poteva essere spiegato con la risurrezione del Maestro, ma con un furto. Tale furto era già stato paventato dai capi dei sacerdoti e dai farisei a Pilato in Mt 27,64: “Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”. I Giudei – unica volta in cui Matteo adopera questo vocabolo – prima sobillati dai sommi sacerdoti per chiedere la crocifissione di Gesù, ora imbrogliati dalla menzogna dei sommi sacerdoti sulla risurrezione, sono impediti di arrivare alla fede “fino ad oggi” (che perdurerà per quanto?).
Il Contesto Celebrativo
1.Già S. Agostino accennava all’importanza della settimana dopo la Pasqua, che la Liturgia odierna chiama “Ottava di Pasqua” (il “giorno” di Pasqua si protrae per otto giorni). Nell’antica Liturgia romana, la celebrazione della Messa del Lunedì si teneva presso la Chiesa del Vaticano, cioè presso la tomba di Pietro in ricordo di quanto detto da Luca: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (Lc 24,34). Con il tempo questa consuetudine venne abbandonata e già con la Liturgia tridentina non c’era più memoria della “stazione presso la tomba di Pietro”.
2. Nel calendario liturgico c’è già una festa degli angeli custodi il 2 di Ottobre. Il “lunedì dell’angelo” ha le sue radici della tradizione popolare ed è un giorno che la pietà della gente ha voluto dedicare proprio all’angelo che nella grotta del sepolcro parla alle donne, annunciando la risurrezione. Non è una festa di precetto, ma è una festa devozionale. Sta, però, ad indicare la venerazione cristiana verso l’angelo che esprime sempre la bontà di Dio, la mediazione fra cielo e terra e la cura per ogni singolo credente.
