La Parola del Papa
Leone XIV: “preghiamo per le vittime innocenti delle guerre”
“Preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre, affinché il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione”. E’ l’appello di Leone XIV, durante i saluti ai fedeli arabi al termine dell’udienza di oggi, dedicata al quarto capitolo della Lumen Gentium, che tratta dei laici. “L’amore e la pace sono più forti della morte”, ha poi assicurato il Papa rivolgendosi ai pellegrini polacchi. “I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati”, la citazione di Papa Francesco con cui Leone ha cominciato la catechesi, in cui ha menzionato un passo del documento conciliare che rilegge un versetto della Lettera agli Efesini (“un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”) : “comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni”.
“Prima di qualsiasi differenza di ministero o di stato di vita, il Concilio afferma l’uguaglianza di tutti i battezzati”,
ha spiegato il Papa: “La Costituzione non vuole che si dimentichi quanto aveva già affermato nel capitolo sul popolo di Dio, cioè che la condizione del popolo messianico è la dignità e la libertà dei figli di Dio”, ha osservato Leone, secondo il quale “il Concilio, insieme alla dignità, sottolinea anche la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo”.
“Il popolo santo di Dio – ha proseguito – non è mai una massa informe,
ma il corpo di Cristo o, come diceva Agostino, il Christus totus: è la comunità organicamente strutturata, in forza della relazione feconda tra le due forme di partecipazione al sacerdozio di Cristo: sacerdozio comune dei fedeli e sacerdozio ministeriale”. “In virtù del Battesimo, i fedeli laici partecipano allo stesso sacerdozio di Cristo”, ha ricordato Leone XIV, citando ancora il documento conciliare, in cui si legge: “Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote, vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo servizio; perciò li vivifica con il suo Spirito e li spinge incessantemente a intraprendere ogni opera buona e perfetta”. Poi la citazione di San Giovanni Paolo II , che nella sua esortazione apostolica Christifideles laici rilanciava l’apostolato dei laici, sottolineando che “il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai splendide sulla natura, dignità, spiritualità, missione e responsabilità dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna”.
“Il vasto campo dell’apostolato laicale non si restringe allo spazio della Chiesa, ma si allarga al mondo”,
ha precisato il Papa: “La Chiesa è presente dovunque i suoi figli professano e testimoniano il Vangelo”, ha ricordato: “negli ambienti di lavoro, nella società civile e in tutte le relazioni umane, là dove essi, con le loro scelte, mostrano la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno piene nel Regno di Dio”.
“Il mondo ha bisogno di essere impregnato dello spirito di Cristo e raggiungere più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace”,
l’appello da raccogliere, contenuto nella Lumen gentium. “E questo è possibile soltanto con il contributo, il servizio e la testimonianza dei laici”, ha commentato il Pontefice: “È l’invito ad essere quella Chiesa ‘in uscita’ di cui ci ha parlato Papa Francesco: una Chiesa incarnata nella storia, sempre aperta alla missione, in cui tutti siamo chiamati a essere discepoli missionari, apostoli del Vangelo, testimoni del Regno di Dio, portatori della gioia del Cristo che abbiamo incontrato”.
MN
