Commento al Vangelo
Domenica 3 maggio, commento di don Renato De Zan
03.05.2026 5° domenica di Pasqua
Gv 14,1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4 E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5 Gli disse Tommaso «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”.
Vado a prepararvi un posto
Il Testo
1. La pericope biblica si circoscrive in Gv 14,1-14. La Liturgia ha preferito tagliare il brano in anticipo perché sceglie una inclusione minore: Gv 14,1 “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” // Gv 14,12 “Chi crede in me…”. Il testo biblico e quello della formula di Gv 14,1-12 sono uguali, fatto salvo per l’aggiunta liturgica dell’incipit “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli”. Il testo è letterariamente strutturato in modo concentrico. Agli estremi troviamo il tema della fede in Dio e in Gesù (/a/: Gv 14,1; /a’/: Gv 14,11.12). Al secondo posto e al penultimo troviamo il tema della conoscenza: conoscere la via, e conoscere Gesù (/b/: Gv 14,4.5; /b’/: Gv 14,7.9). Al centro si trova la frase sapienziale di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita” (/c/: Gv 14,6).
2. Sotto il profilo narrativo, il testo di Gv 14,1-12 è cadenzato da tre grandi “promesse”. La prima grande promessa (Gv 14,1-4) riguarda il luogo escatologico riservato ai discepoli dopo la morte (“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”). Una seconda grande promessa è contenuta in Gv 14,5-11. Gesù si propone come via vera – o via della verità – che, donando la vita, manifesta e conduce al Padre (“Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”). Infine, in Gv 14,12 Gesù svela la missione del discepolo, dopo la sua dipartita (“Anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste”).
L’Esegesi
1. Per chi vive nel tempo e nello spazio, cioè nella storia, non è possibile comprendere ciò che esiste oltre il tempo e lo spazio, cioè nell’escatologia. Per questo motivo Gesù ha voluto parlare dell’escatologia in un modo che a noi, che viviamo nella storia, fosse accessibile: ha parlato per immagini. Alle volte usa l’immagine del grande banchetto (Mt 22,1-14), dove per esservi bisogna indossare l’abito “nuziale” offerto dal padrone. Altre volte usa l’immagine di una “grande comunità familiare” (in greco, “oikìa”) con moltissimi “appartamenti” (in greco, monài). Sono immagini, ma estremamente eloquenti. Il banchetto offre l’immagine della festa e della gioia. La grande comunità familiare con moltissimi appartamenti mostra l’immagine della grande famiglia associata al rispetto per l’individualità dei componenti.
2. Le domande dei due discepoli; Tommaso e Filippo, provocano delle risposte chiarificatrici di alto profilo. La domanda di Tommaso (“Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”) permette a Gesù di andare oltre l’immagine. Per arrivare alla grande comunità familiare del Padre esiste solo una vera via: Gesù che dona la vita. L’espressione di Gesù “Io sono la via, la verità e la vita” è una espressione sintetica che andrebbe aperta in questo modo “Io sono la via della verità verso la vita” oppure “Io sono la vera via verso la vita”.
3. La domanda di Filippo racchiude un problema sentito dai credenti: è il “dovere” morale che ci spinge verso la casa del Padre oppure è il fascino del Padre che sorregge l’impegno morale per giungere alla sua casa? Filippo, ovviamente, opta per la seconda strada e chiede a Gesù: “Mostraci il Padre e ci basta”. La risposta di Gesù è abissale nella sua brevità: “Chi vede me, vede il Padre”. Le parole di Gesù, le sue opere, il suo amore, il suo rispetto per la libertà altrui, la sua delicatezza sono le parole, le opere, l’amore, il rispetto, la delicatezza del Padre.
Il Contesto Celebrativo
L’imitazione di Gesù, progressiva, costante, fedele, paragonabile al percorso di una strada (= credere “verso” di Lui), è il culto vero del cristiano che promuove la vita in sé e negli altri (cf Rm 12,1: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”). È l’esercizio del sacerdozio dei fedeli (cf la seconda lettura, 1 Pt 2,4-9: “Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo”). Questo sacerdozio dei fedeli in armonia con il sacerdozio ministeriale (cf prima lettura, At 6,1-7: “Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani”) incarna il sacerdozio di Cristo che nutre i cristiani di verità vitale attraverso la Parola e i Sacramenti.