Domenica 12 aprile, commento di don Renato De Zan

Gv 20,19-31

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto

Il Testo

1. Gv 20,19-31 costituisce la prima parte finale del vangelo di Giovanni. L’altra parte finale si trova in Gv 20,1-25. Il testo ha una parte narrativa, Gv 20,19-29, e una parte conclusiva (contiene la prima finale del vangelo), Gv 20,30-31. La parte narrativa è suddivisa in tre parti. La prima parte (Gv 21,19-23) e la terza (Gv 21,26-29), a livello formale sono caratterizzate da marcatori letterari riguardanti il tempo (v. 19: “La sera di quello stesso giorno…”; v. 26: “Otto giorni dopo…”) ed sono contrassegnate dall’espressione “Venne Gesù, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!» + a porte chiuse” (Gv 20,19.26). Al centro si trova Gv 20,24-25. La pericope presenta Tommaso, l’apostolo assente alla prima apparizione di Gesù risorto.

2. La prima conclusione (Gv 20,30-31) è “oggettiva”. L’autore si rivolge al lettore e gli dice che il vangelo non è una biografia di Gesù. Sono raccolti alcuni segni perché il lettore possa credere nella persona di Gesù e così avere la vita. La seconda conclusione (Gv 21,24-25) è “personalizzata”. I discepoli svelano la paternità di quanto è scritto. Si tratta del “discepolo” che scrive solo alcune cose compiute da Gesù. Scriverle tutte sarebbe impossibile.

L’Esegesi

1. Lo “shalòm” (= realizzazione) donata da Gesù inizia dalla riconciliazione con sé stessi. Prosegue con la riconciliazione con il prossimo e si compie nella riconciliazione con Dio. Una persona non può essere realizzata se non è in armonia con sé, con gli altri e con l’Infinito. Per questo motivo Gesù dona lo Spirito per il perdono dei peccati, vincolando il perdono al potere donato ai discepoli: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. I discepoli, perciò, continuano la missione che il Padre ha affidato a Gesù: far conoscere e far sperimentare la bontà del Padre (“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”)

2. L’atteggiamento di Tommaso è modernissimo. Bisogna, però, fare un piccolo approfondimento. Nessuno ha visto Gesù risorgere. Per cogliere la sua risurrezione abbiamo solo le tracce dell’avvenimento e le prove “per esclusione”. Le tracce sono le tele afflosciate e, soprattutto le apparizioni, che non sono allucinazioni: Gesù appare ai suoi discepoli, appare a Paolo a Damasco e appare a più di cinquecento fratelli in una sola volta (1Cor15,6).

3. Nessuno ha rubato la salma. A chi violava i sepolcri era riservata la pena di morte. I sinedriti per disfarsi di Pietro e Giovanni e della loro predicazione potevano applicare tale legge, invece “quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto” (At 4,21). Non c’è stato errore nell’identificare la tomba. Marco dice esplicitamente che alla sepoltura “Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto (Mc 15,47). Saranno le stesse donne, insieme con altre, a ritrovare il sepolcro vuoto.

4. La confessione di fede fatta da Tommaso – che non tocca nemmeno il corpo risorto del Maestro – è la più alta di tutto il Nuovo Testamento. Gesù risorto viene confessato come “Kyrios”: per Tommaso Gesù è l’autorità ultima che ha il potere di dire l’ultima parola sui pensieri, le parole e le azioni del discepolo (negando tale potere a qualunque altra autorità terrena). Gesù risorto, inoltre, viene confessato chiaramente come Dio. Tommaso è entrato nel mistero. Pur convintissimo dell’unicità di Dio, confessa Gesù come Dio senza il timore di infrangere la verità più alta della fede biblica.

Il Contesto celebrativo

La Chiesa antica chiamava questa domenica la “domenica in Albis” perché i neobattezzati partecipavano all’Eucaristia senza le vesti bianche che avevano portato tutta la settimana. Nel Medio-Evo veniva chiamata anche con un altro nome, la “domenica di Tommaso”. Oggi – per volontà di S. Giovanni Paolo II – viene chiamata “domenica della divina misericordia”. In questa domenica è possibile lucrare l’Indulgenza Plenaria. Per accogliere tale dono, il fedele, confessato e comunicato, recita in qualunque chiesa il “Padre nostro”, il “Credo”, una preghiera secondo le intenzioni del Romano Pontefice, aggiungendo una pia invocazione al Signore Gesù misericordioso (Penitenzieria Apostolica, Decreto, 29.06.2002).