Giornate Fai di primavera nel Portogruarese: Villa Mocenigo ad Alvisopoli e Villanova della Cartera

In occasione delle Giornate FAI di Primavera, il 21 e il 22 marzo, i posti visitabili in Veneto sono 44.
La Delegazione FAI di Portogruaro apre domenica 22 a Fossalta di Portogruaro, nel borgo di Alvisopoli, due luoghi che raccontano uno dei più singolari esperimenti di pianificazione illuminista del Veneto orientale. Fondato nel 1800 da Alvise Mocenigo (1760-1815), esponente di una delle famiglie più illustri della Serenissima che nel Seicento aveva acquistato in queste terre un vasto latifondo inglobante un piccolo centro rurale chiamato il molinat, il borgo non fu concepito come copia di altre grandi proprietà terriere, ma come qualcosa di radicalmente nuovo: un complesso autosufficiente, una polis dotata di tutte le risorse di cui una comunità ha bisogno, destinata a portare il nome del suo fondatore.
La Chiesa di San Luigi Gonzaga ha origini seicentesche come basilica gesuita, ma l’aspetto attuale è frutto dei profondi interventi voluti dalla famiglia Mocenigo: l’impianto originario, fatto costruire nel 1720 da Antonio Mocenigo come piccolo tempio a navata unica, fu ampliato nel 1843 fino all’attuale pianta a tre piccole navate con sfrondi laterali.
Parte integrante dello stesso ambizioso progetto urbanistico è Villa Mocenigo, la cui visita prende avvio dal centro del paese — il punto più affascinante per abbracciare con lo sguardo l’intera villa padronale settecentesca. Superato il cancello d’ingresso principale, che attraversa un canale artificiale perimetrale (il Taglio), si apre un’ampia aia scoperta, cuore della vita contadina e sede dei principali avvenimenti pubblici della comunità, delimitata a est da due barchesse porticate tra le quali un cancello di ferro battuto dà accesso a un suggestivo cortile alberato, oggi sede di prestigiose rappresentazioni teatrali estive. La villa, in stile seicentesco su progetto dell’architetto Balestra, rimase di proprietà dei Mocenigo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, passando poi ai Mayer di Trieste, ai Sinigallia e ai Gandolfi; oggi il complesso è di proprietà dell’ATER, che ne ha finanziato un radicale restauro architettonico.
Il parco, trasformato da Alvise in un giardino alla moda con specie esotiche, canali e sentieri delimitati da siepi di bosco — residuo di un antico bosco planiziario — offre un’atmosfera di pace e tranquillità lontana dai circuiti turistici di massa, in un paesaggio agricolo storico ben conservato, oggetto di un processo di rigenerazione e riqualificazione.
A San Michele al Tagliamento, immersa in una rigogliosa area golenale a breve distanza dal fiume, la Cartiera di Villanova della Cartera — che diede il nome alla frazione stessa — è strutturalmente legata alla Roggia del Molino, antico ramo fluviale opportunamente modificato per generare il dislivello idraulico essenziale alla produzione. Le sue origini risalgono al Seicento, quando fu edificata per volere della Repubblica di Venezia sul sito di un preesistente mulino trecentesco: promotori probabili furono i patrizi Barbarigo, già proprietari del feudo di Fraforeano sulla sponda opposta del Tagliamento, che videro in Villanova il luogo ideale per soddisfare la crescente domanda di carta delle tipografie della Serenissima. La proprietà passò poi ai Mocenigo, già attivi nel settore con una propria tipografia ad Alvisopoli, e qui si produceva carta di alta qualità con cenci selezionati, in un ciclo stagionale concentrato in primavera e autunno. Pregevole esempio di architettura produttiva che integra con maestria le funzioni di opificio, mulino e residenza, il complesso è plasmato dall’idrografia del luogo: la Roggia del Molino, da cui arrivarono i primi cartari da Ceneda, è l’elemento paesaggistico più distintivo. Di notevole interesse tecnico è anche l’ex centrale idroelettrica aggiunta all’inizio del Novecento, che documenta il passaggio cruciale dalla forza motrice idraulica diretta — usata per i magli della cartiera — alla generazione di corrente elettrica, in un contesto di parco fluviale dove ambiente golenale e archeologia industriale si fondono armoniosamente. L’intero complesso è stato oggetto di un significativo restauro negli anni Duemila grazie al cofinanziamento di programmi Leader Plus e Leader PSR. Il percorso — normalmente inaccessibile al pubblico — mostra le fasi di produzione della carta da cenci e gli ambienti dove il maestro cartaro supervisionava il lavoro degli operai, fino alla riconversione novecentesca in centrale idroelettrica, offrendo uno spaccato unico sulla storia economica del Veneto orientale.
Le aperture sono curate dagli Apprendisti Ciceroni del Liceo “XXV Aprile” di Portogruaro.

Ada Toffolon