Commento al Vangelo
Domenica 8 marzo, commento di don Renato De Zan
Gv 4,5-42 (forma riassunta)
In quel tempo, Gesù, giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar. Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva. Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». La donna lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Il Testo
- Il testo proposto dalla liturgia ha la versione lunga (Gv 4,5-42) o la versione breve (Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42). Qui è stata proposta solo una versione riassunta. Il testo biblico e la formula liturgica sono identici (fatto salvo l’incipit: “In quel tempo, Gesù…”). Il testo ha una suddivisione narrativa in quattro scene. In Gv 4,1-8 l’autore presenta lo scenario di ciò che sta per narrare. Segue, in Gv 4,9-26, il dialogo tra Gesù e la Samaritana dove vengono toccati i temi dell’acqua, del marito, del culto e del Messia. In Gv 4,27-38 si legge il dialogo tra Gesù e i suoi discepoli (completamente saltato nella proposta di lettura breve). Infine, in Gv 4,39-42, l’autore presenta la fede dei Samaritani con la relativa confessione di fede: “questi è veramente il salvatore del mondo”.
- La lettura puramente esegetica avrebbe moltissime cose da evidenziare, ad esempio, queste. I rabbini ritenevano che la Toràh fosse un “pozzo” ricco di acqua, cioè di “sapienza”. Per Gesù, l’acqua è simbolo dello Spirito di Verità (cfr Gv 7,39), fonte della vera sapienza. Il dono dell’acqua è il dono dello Spirito che dà la certezza di essere figli e la possibilità di chiamare Dio “Abbà” (cfr Gal 4,6). In Samaria c’erano dei simpatizzanti di Gesù, diventati cristiani, dopo la risurrezione, con il battesimo e il dono dello Spirito operato dagli apostoli. Costoro, dunque, mietono dove Gesù ha seminato.
- La Liturgia, però, non percorre questa strada perché ha scelto di proporre alla comunità cristiana, nella Quaresima dell’anno A, un percorso “battesimale”. Il cristiano, infatti, ha preso atto che la tentazione è presente nella sua vita (concezione materialistica dell’uomo e della vita, concezione magica della fede, denaro e potere come proprio dio) e ha ascoltato l’invito del Padre, che davanti al Trasfigurato (modello di ciò che il cristiano sarà), ad “ascoltare” il Figlio, facendolo diventare “la propria fede e la propria morale”. Con questa domenica la “vocazione santa” (seconda lettura di domenica scorsa) inizia a percorrere i primi passi di concretezza e attua il proprio rapporto personale con Cristo. Come la Samaritana e i Samaritani, il cristiano è chiamato a scoprire Gesù “giudeo (Gv 4,9), “Signore” (Gv 4,11), “profeta” (Gv 4,19), “Messia” (Gv 4,25-26) e “salvatore del mondo” (Gv 4,42).
L’Esegesi
- La traduzione CEI di Gv 4,23c non essendo fedele al testo greco originale, offre un testo scorrevole, ma tradisce il pensiero dell’autore. Il testo è tradotto così: “Così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano”. Il Testo greco, invece dice: “E infatti il Padre cerca (zetèi) tali adoranti lui”. L’autore intende dire che è il Padre a cercare tali adoratori come il pastore va a cercare (zetèi) la pecora smarrita (Mt 18,12) e come la donna cerca (zetèi) la moneta perduta (Lc 15,8). Tali adoratori, dunque, sono i peccatori, di cui la pecora e la moneta sono simboli.
- “Adorare Dio in Spirito e Verità” è un’espressione selettiva. Non tutti, come vedremo, possono adorare in Spirito e verità. L’espressione “Spirito e verità” è una endiadi: Spirito della verità. Gesù è la verità (Gv 14,6). Il culto vero al Padre è quello fondato e reso possibile da Gesù per mezzo dello Spirito. Solo i discepoli di Gesù sono “consacrati nella verità” (cf Gv 17,17.19). Solo essi possono rendere questo culto al Padre.
- Il percorso compiuto dalla Samaritana e dai suoi compaesani è quello che il battezzato è chiamato a compiere per conoscere e ascoltare Gesù. Egli, prima, deve conoscere il “giudeo” Gesù. La conoscenza del Gesù storico è importante (dove si colloca storicamente e geograficamente, cosa ha detto e fatto). Come è importante scegliere Lui come colui che ha l’ultima parola sul credente. Il cammino continua nel riconoscerlo come profeta: ciò implica una conoscenza dell’Antico Testamento. Accogliere Gesù come Messia e come Salvatore del mondo è l’ultimo passo che fa del credente il discepolo del Maestro.
Contesto Celebrativo
La prima lettura (Es 17,3-7) riporta l’episodio del miracolo dell’acqua che salva il popolo ebraico durante l’esodo, come il battesimo salva l’uomo, donandogli la vita eterna. Il testo eclogadico della seconda lettura (Rm 5,1-2.5-8) illustra l’opera salvifica di Gesù che ha reso gli uomini capaci di essere giustificati per fede e in pace con Dio. Questi uomini, diventati discepoli, sono quelli che Dio “cerca”.
Mentre la Colletta generale evidenzia le classiche tematiche della Quaresima (digiuno, preghiera, opere di carità), la Colletta propria è in sintonia con i temi evangelici, presentando l’acqua viva della grazia, la confessione di Gesù quale salvatore del mondo e la capacità di adorare Dio in spirito e verità.
Renato De Zan
