Domenica 29 marzo, Le Palme, commento di Renato De Zan

Mt 26,14-27,66

La Passione di Gesù secondo Matteo si può riassumere in sei scene fondamentali. La prima scena ha al centro la cena pasquale. Prima vengono narrati i preparativi e poi il suo svolgimento (annuncio del tradimento di Giuda, istituzione dell’Eucaristia, predizione del rinnegamento di Pietro). La seconda scena si svolge nel Getsemani con la preghiera di Gesù, la sua solitudine e l’arresto. La terza si svolge nel sinedrio con l’interrogatorio di Gesù da parte di Caifa, la condanna a morte del Maestro, il rinnegamento di Pietro. Nella quarta scena viene presentato il processo davanti a Pilato con la condanna (senza sentenza), l’accenno alla morte di Giuda e l’incoronazione di spine del Maestro. La quinta scena vede Gesù crocifisso, deriso e oltraggiato, e la sua morte. L’ultima scena presenta la sepoltura di Gesù e la custodia militare della tomba.

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui

Il Testo

1. La pericope biblica della passione si estende per due capitoli interi: Mt 26,1-27,66. La Liturgia ha preferito impoverire il testo di due episodi: la morte di Gesù fu stata causata da un complotto vero e proprio (Mt 26,1-5) e l’unzione di Betania manifesta che, la morte di Gesù non chiude la sua avventura, ma esiste un “dopo” (Mt 26,6-13). La formula liturgica del vangelo è stata arricchita dal solito incipit che conosciamo (“In quel tempo”).

2. L’episodio di Betania (Mt 26,6-13) illumina la lettura della passione. Gesù sarebbe morto da lì a poco e l’unzione acquisiva, perciò, il valore di un’unzione funebre (Mt 26,12). Gesù sarebbe risorto e il vangelo sarebbe stato predicato ovunque assieme al ricordo dell’episodio di quella unzione (Mt 26,13). L’evangelista vuole invitare il lettore, leggendo la passione, a non concentrare la sua attenzione solo sulla morte del Maestro, ma a collocare la passione-morte all’interno dell’arco narrativo di ciò che accadrà anche “dopo”: la risurrezione e la predicazione del vangelo. La passione va letta con un atteggiamento ricco di fede, con la mente carica di memoria e il cuore colmo di speranza.

L’Esegesi

1. Gli episodi tipici – che non ci sono negli altri evangelisti – del racconto della passione secondo Matteo sono la morte di Giuda (Mt 27,3-10), l’intervento della moglie del governatore romano (Mt 27,19), il gesto simbolico di Pilato, che si lava le mani (Mt 27,24), e gli episodi avvenuti alla morte di Gesù e descritti in modo apocalittico (Mt 27,51-53).

2. Il racconto si apre con l’episodio del tradimento di Giuda narrato in modo tale da apparire l’adempimento di Zac 11,12-13: “Poi dissi loro: «Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare». Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: «Porta al fonditore questa grandiosa somma, con cui sono stato da loro valutato!»”. La Liturgia vuole che l’ascoltatore veda nella Passione l’adempimento di quanto è stato detto del Messia sofferente nell’Antico Testamento. Gesù è l’adempimento delle Scritture: dalla sua nascita alla sua morte.

3. L’indegna contrattazione dei sacerdoti con Giuda per il tradimento di Gesù (Mt 26,15-16; 27,4-10) anticipa la stessa indegna contrattazione dei sacerdoti con le guardie per la diffusione della calunnia circa l’impossibile furto della salma del Maestro (Mt 28,12-15). Giuda, purtroppo, dopo il tradimento, visto che Gesù era stato condannato a morte, fu “preso dal rimorso” e gettò “le monete d’argento nel tempio”. Poi “si allontanò e andò a impiccarsi” (Mt 27,3-5). Di fronte a Gesù il Messia, uomo e Dio, crocifisso (e risorto), ci sono due traditori: Giuda e Pietro. Il secondo santo, il primo, no. Il secondo, sbaglia, si pente e si converte. Il secondo rimane prigioniero del rimorso, ma non si converte.

4. Le parole di Gesù, prima di morire, sono oggetto di vari approfondimenti (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Due sono i più importanti. Il primo riguarda l’uomo, totalmente obbediente a Dio,

che si sente solo e abbandonato da Dio. Si tratta di una comprensione del testo fatta dai primi padri della Chiesa. Oggi, gli esegeti hanno una seconda interpretazione. Gesù e il Padre sono una cosa sola (cf Gv 10,20; 17,21), perciò la solitudine di Gesù non può riguardare l’abbandono del Padre. L’interpretazione dei padri della Chiesa è stata superata. Ciò che Gesù dice è la citazione letterale dell’inizio del Sal 22,2 (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”). Quando i rabbini – e Gesù era un rabbino – citavano un testo, citavano solo l’inizio. Il testo parla di uno che è stato liberato dalla morte. Forse Gesù ha voluto dire che la morte era il penultimo stadio della sua missione. L’ultimo sarebbe stata la risurrezione.

5. Il racconto della passione è modulato su uno schema preciso: Gesù è il giusto sofferente che ingiustamente viene perseguitato, condannato e ucciso. Questo schema teologico emerge dalle parole della moglie di Pilato: “Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua” (Mt 27,19). Il giusto sofferente e perseguitato è presente in Sap 3,1-4,19. Anche i profeti, però avevano parlato della morte del Messia. Nella predicazione, Pietro può dire: “Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto” (At 3,18). Rifacendosi a diverse parole di Gesù, la Chiesa capì che la passione e la morte adempivano non solo alla morte del giusto perseguitato, ma anche alle profezie dei grandi carmi isaiani del Servo di Yhwh.

Il Contesto Celebrativo

1. La comunità cristiana ha iniziato il cammino di Quaresima riflettendo sulla tentazione per saperla affrontare come Gesù (1a domenica di Quaresima). Successivamente ha scoperto nel Trasfigurato la propria fede e il proprio impegno morale (2a domenica). Con la Samaritana ha imparato le tappe della scoperta del Signore Gesù: uomo, Signore, Profeta, Messia, Salvatore (3a domenica). Ha poi riflettuto su ciò che il cristiano è chiamato a vivere come battezzato attraverso la figura del cieco guarito: abbandonato dai suoi e cacciato dalla sinagoga, ma accolto da Cristo (4a domenica). Nella rivivificazione di Lazzaro il catecumeno impara che la vera fede è quella espressa da Marta (perfetto del verbo: ho creduto, credo, crederò) e non quella dei Giudei (aoristo: credo solo per un frammento di tempo). È la fede che garantisce la risurrezione donata da Gesù a chi crede.

2. Nel battesimo per immersione il catecumeno scendeva nella vasca battesimale, si immergeva totalmente (è il significato della parola “battesimo”) come catecumeno – mentre il celebrante pronunciava le parole sacramentali – e risaliva dalla vasca come cristiano. La discesa prendeva il significato del “morire con Cristo”. La risalita era un “risorgere con Cristo”. Paolo, quasi a commento del rito del battesimo, scrive (Rm 6,5): “Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione”. Per questo motivo la domenica di Passione e la domenica di Resurrezione sono inscindibili.