Commento al Vangelo
Domenica 22 febbraio, I di quaresima, commento di don Renato De Zan
22.03.2026. 1Q-A New
Mt 4,1-11
In quel tempo, 1 Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».5 Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».8 Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9 e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10 Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione
Il Testo
1.L’incipit del testo biblico di Mt 4,1-11 è stato modificato. L’avverbio “Allora” (espressione originale che lega l’episodio delle tentazioni al Battesimo) è stato sostituito con “In quel tempo” (espressione che isola il brano). Il testo ha una inclusione forte: il brano si apre facendo comparire Gesù associato allo Spirito Santo e successivamente “l tentatore gli si avvicinò”; il brano si chiude portando fuori scena il diavolo (“allora il diavolo lo lasciò) e facendo comparire accanto a Gesù gli esseri celesti, gli angeli (v. 1: Spirito, demonio / v. 11: demonio, angeli). All’interno dell’inclusione c’è la triplice ripetizione: (il diavolo) gli disse e (Gesù) ripose. All’interno di questa forte schematizzazione ci sono le tre tentazioni che Gesù respinge, rifacendosi alla Parola di Dio che cita con la formula classica dei rabbini: “è scritto”.
2. Le tre tentazioni sono comunemente conosciute come la tentazione del “pane”, la tentazione della “apparente fiducia cieca in Dio” e la tentazione “delle ricchezze e del potere”. Dette così le cose, restano un po’ distanti dalla nostra mentalità contemporanea. Se però osserviamo bene il testo, comprendiamo che la prima tentazione è quella di concepire l’uomo come sola “materialità”, la seconda di concepire la fede come “magia” e la terza di concepire come fine della vita come “potere, ricchezza e gloria”.
L’Esegesi
1. Nel mondo biblico il termine “peirasmòs” (tentazione) non ha lo stesso significato che noi gli attribuiamo. Nella nostra cultura la tentazione è legata al mondo morale. Cadere nella tentazione significa peccare. Resistere alla tentazione, invece, significa acquisire merito. Nel mondo biblico la tentazione è legata al mondo teologico. Resistere alla tentazione significa mantenersi fedeli a Dio. Cadere in tentazione, invece, significa abbandonare Dio, rifiutarlo fino a diventare atei.
2. Tutte e tre le tentazioni partono da una provocazione demoniaca e ottengono una risposta di Gesù. Questa risposta si fonda sempre sulla Parola di Dio. Nella prima tentazione Gesù risponde rifacendosi a Dt 8,3 (“Egli…ti ha nutrito di manna…per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”). Nella seconda tentazione, in cui anche il demonio adopera la Parola di Dio, Gesù risponde rifacendosi a Dt 6,16 (“Non tenterete il Signore, vostro Dio, come lo tentaste a Massa”). Nella terza tentazione, infine, Gesù si avvale di Dt 6,13 (“Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome”). Non si può superare la tentazione senza il fondamento della Parola di Dio.
3. La tentazione di comprendere l’uomo come fosse pura materialità è già stata esperimentata nel passato e ha portato a risultati devastanti. L’uomo è anche spirito, sentimenti, intuizione, fede. La tentazione, poi, di ridurre la fede a magia è una nebbia che si insinua in modo diabolico nel credente quando ha la pretesa di far fare a Dio ciò che il credente vuole attraverso riti o preghiere ritenuti capaci di togliere a Dio la sua volontà e il suo amore di Padre. Infine, voler ridurre gli ideali della vita a denaro, potere e gloria, significa rifiutare Dio. Gesù lo dirà apertamente: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza” (Mt 6,24). Dio ha una logica, la ricchezza, il potere e la gloria hanno una logica demoniaca. Non a caso il demonio dice “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”.
Il Contesto Celebrativo
1. Nel testo eclogadico della prima lettura (Gen 2,7-9; 3,1-7), la Liturgia presenta la prima e il modello di ogni tentazione: il serpente tenta la donna e, per mezzo suo, anche l’uomo. La tentazione è semplice: diventate dèi di voi stessi (“sareste come Dio”) e deciderete voi ciò che è bene e ciò che è male. Così avvenne. Ma l’umanità primitiva non divenne come Dio, ma diede vita alla prevaricazione del più forte sul più debole (Caino uccise Abele). Le conseguenze di quel peccato raggiunge, purtroppo, ogni persona umana che viene in questo mondo. Nella seconda lettura (Rm 12,5-12), Paolo spiega come il peccato di Adamo (rinnegamento di Dio per diventare dio di se stesso) è stato annullato dall’opera salvifica di Cristo che ha offerto agli uomini la possibilità di essere nuovamente giusti.
2. La Colletta propria, nella petizione, chiede a Dio di intraprendere il cammino quaresimale con la forza della Parola di Dio (tema derivato dal Vangelo). La Colletta generale, invece, chiede, sempre nella petizione di crescere nella Conoscenza di Cristo (attraverso la Parola). Questo è l’impegno del tempo quaresimale, vissuto all’ombra del sacramento della riconciliazione (“la Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione”).