Domenica 15 febbraio, commento di don Renato De Zan

Mt 5,17-37 (forma breve)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «20 Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio. 27 Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28 Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34 Ma io vi dico: non giurate affatto. 37 Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».

Fu detto agli antichi…Ma io vi dico

Il Testo

1. Per il vangelo la Liturgia propone la forma lunga (Mt 5,17-37) e la forma breve (5, 20-22a.27-28.33-34a.37). Se non ci sono motivi particolari di ordine pastorale (Praenotanda dell’Ordo Lectionum Missae 1981, n. 80), è preferibile proclamare la forma lunga. Qui è riportata la forma breve per ragioni di spazio giornalistico. La Liturgia continua a leggere in “lettura semicontinua” il Discorso della Montagna. Prima sono state proclamate le Beatitudini, mentre domenica scorsa è stato proclamato il brano del sale e della luce. Oggi viene scelto il testo di Mt 5,17-37. Tra pericope biblica e formulario liturgico non c’è nessuna differenza, fatto salvo per l’ampio incipit liturgico (“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli”).

2. Il testo è molto ampio, ma la formula è facilmente suddivisibile in due grandi parti. La prima parte, Mt 5,17-20 è caratterizzata dalla ripetizione “io vi dico” (vv. 18.20) preceduta dalla tesi fondamentale: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti… ma a dare pieno compimento”. La seconda parte, Mt 5,21-37, è invece caratterizzata dalle quattro antitesi “…fu detto…Ma io vi dico” (vv. 21.27.31.33), dove la prima e la quarta antitesi fungono da inclusione in quanto l’espressione lunga è ripetuta in modo esatto (“Avete anche inteso che fu detto agli antichi”: vv. 21.33).

L’Esegesi

1. Gesù non è venuto ad abolire la Legge e i Profeti, ma a dare loro pieno compimento. Dietro al verbo greco (plerôsai: dare compimento) ci sono due valenze che sono concatenate. Il verbo indica non solo che Gesù ha adempiuto ciò che era stato annunciato nell’AT (profezie), ma anche ha portato a compimento tutto ciò che nell’Antico Testamento era incompleto e imperfetto.

2. Gesù viene presentato dai vangeli come uno che non sempre osserva la Legge. Viola ripetutamente il sabato e insegna ai suoi a fare altrettanto (cfr Mt 12,1-14). Non osserva il digiuno (cfr Mc 2,18). Non osserva i riti di purificazione (cfr Mc 7,1). Si pronuncia contro ciò che la Legge prescrive per il giuramento, per il ripudio, ecc. Tutto questo dimostra che “dare compimento” non equivale a osservare pienamente i precetti dell’AT e, di conseguenza, dimostra come l’espressione “chi trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi…” non vada letto nei confronti della Legge dell’A.T., ma nei confronti dell’insegnamento che Gesù sta per fare.

3. Già l’Antico Testamento stesso riconosce che non tutte le leggi sono buone (cf Ez 20,25: “Allora io diedi loro persino leggi non buone…”) e Gesù aggiunge che ci sono delle leggi date per la durezza del cuore degli antichi ebrei (Mt 19,8 // Mc 10,5: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”). Tutto questo doveva essere superato e portato alla maturazione voluta da Dio. Gesù non affronta tutto l’insieme della Legge, ma si limita a toccare quattro grandi temi: l’omicidio, l’adulterio, il ripudio e il giuramento del falso.

4. Gli studiosi classificano diversi elementi in continuità tra Antico e Nuovo Testamento. Altri elementi sono completati dal Nuovo Testamento e altri elementi veterotestamentari sono abrogati. Un elemento abrogato alla radice è il criterio di salvezza (giustizia e giustificazione). Nel mondo dell’Antico Testamento ci si salvava (si era giusti e, quindi, giustificati) per merito proprio attraverso l’osservanza scrupolosa della Legge. Nel Nuovo Testamento ci si salva (si è giusti e, quindi, giustificati) per grazia (cf Ef 2,8), facendo tutto il bene che è possibile. Questo è il motivo per cui Gesù dice: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.

5. Le antitesi vanno capite, tenendo presenti tre elementi fondamentali. Il primo elemento è il genere letterario del paradosso. Il mittente esprime un concetto, estremizzandolo, per renderlo più chiaro e facile da memorizzare. Il secondo elemento è il passaggio fra la dimensione “materiale” della prescrizione della Legge a una visione “spirituale” del suo contenuto (mondo interiore, atteggiamento, intenzionalità, ecc.) proposta da Gesù. Il terzo riguarda l’obbedienza totale a Gesù e alla sua Parola: “Vi fu detto…Ma io vi dico”.

Il Contesto Celebrativo

Nell’amplificazione dell’invocazione, la Colletta propria riassume il pensiero di Gesù, espresso nelle antitesi evangeliche, attraverso il “comandamento dell’amore” che riassume tutta la Legge (Gal 5,14: “Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso”). Nella complementare della petizione, l’eucologia chiede il dono della conoscenza della vera sapienza (per capire il messaggio del Maestro) e della vera giustizia (la strada che porta alla salvezza).