Commento al Vangelo
Primo gennaio, commento al Vangelo di don Renato De Zan
01.01.2026
Lc 2,16-21
In quel tempo, i pastori 16 andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. 21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
La Vergine Maria, Madre del Figlio di Dio e Madre della Chiesa
Il Testo
1. La Liturgia ha composto la formula evangelica odierna, Lc 2,16-21, pescando gli ultimi versetti (Lc 1,16-20) della pericope dei pastori (Lc 2,8-20) e il versetto (Lc 2,21) che narra la circoncisione e l’imposizione del nome al Bambino. Si tratta di un testo composito al quale la Liturgia antepone l’incipit: “In quel tempo, i pastori…”. Il testo della formula ruota attorno a due fuochi. Il primo riguarda quello che narrano i pastori e ciò funge da contesto per capire la “meditazione” di Maria Vergine.
2. Sotto il profilo narrativo, il testo è composto da un brano che vede come protagonisti i pastori (Lc 2,16-18.20). Dentro al brano suddetto c’è un piccolo cammeo che riguarda Maria Vergine (Lc 2,19): si tratta del testo che vede Maria custodire tutte le cose che erano accadute e meditarle nel suo cuore. Il testo finale (Lc 2,21) si chiude con l’azione di Maria: l’imposizione del nome a Gesù. Ricordiamo che di norma, nel mondo ebraico, era la madre a imporre il nome al neonato appena venuto al mondo. La Liturgia ha operato questa fusione dei due testi (Lc 2,8-20 e Lc 2,21) per dare compimento alle parole dell’angelo: “Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31).
L’Esegesi
1. Poiché la solennità di oggi ha Maria come protagonista, è nostro interesse cercare di cogliere i tre modi con cui Maria viene presentata dalla formula evangelica. I pastori “trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Maria è parte di una famiglia. È la sposa di Giuseppe ed è la mamma del Bambino. Nel testo matteano Lei viene per prima, dopo vengono Giuseppe e il bambino. Noi ci saremmo aspettati la sequenza che la Liturgia ha messo per la festa della santa famiglia: Gesù, Maria, Giuseppe. Se Maria viene collocata per prima, ciò sta ad indicare che l’attenzione dei pastori è rivolta prima di tutto a Lei, madre del Bambino, glorificato e indicato dagli angeli.
2. Maria, poi, è presentata come colei che custodiva “tutte queste cose”. L’espressione “tutte queste cose” (in greco: “tutte queste parole”) si riferisce all’arrivo dei pastori, alla loro visione angelica, al messaggio angelico, all’indicazione del segno e al ritrovamento del segno (“bambino adagiato nella mangiatoia”). Non dimentichiamo che per l’orientale gli avvenimenti sono parole che vanno accolte, decifrate e capite. Maria come lo faceva? Il testo greco dice che Maria “comparava” (sumbàllousa) nel suo cuore. A noi occidentali il verbo suona strano. Per un orientale era chiarissimo. Maria Vergine praticava il “midràsh pèsher”. Era un metodo che “comparava” la Parola con i fatti vissuti per coglierne il significato profondo.
3. Infine, troviamo Maria come protagonista nell’imposizione del nome al Bambino. Quando l’angelo Gabriele annunciò a Maria la sua maternità messianica, si premurò di precisare: “Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù (Lc 1,31). Secondo l’evangelista Matteo sarebbe stato Giuseppe a chiare il Bambino con il nome di Gesù: “Senza che egli [Giuseppe] la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. (Mt 1,25). Anche con il Battista era successo la stessa cosa: Elisabetta e Zaccaria, senza accordarsi, avevano convenuto per lo stesso nome, Giovanni (Lc 1,59-63).
Il Contesto Liturgico
1. La Liturgia ha assemblato un testo di Isaia (Is 9,15) e un testo di Luca (Lc 1,33) per comporre un’Antifona d’Ingresso: “Oggi la luce splenderà su di noi: è nato per noi il Signore. Il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Il suo regno non avrà fine”. L’espressione “Il suo regno non avrà fine” colloca il Mistero di Maria sia nel tempo, come Madre di Gesù, e nell’eternità, come Madre di Dio.
2. Con la benedizione sacerdotale (prima lettura, Nm 6,22-27) si invoca, all’inizio dell’anno, il favore di Dio sull’anno che incomincia. Nella seconda lettura (Gal 4,4-7) il dono divino all’uomo è molto più grande. Il Padre mandò il Figlio, nato da donna, per donare agli uomini l’adozione a figli di Dio. Ne è testimone lo Spirito che sostiene i credenti quando invocano Dio come “Abbà, Padre”.
3. Mentre nella Colletta s’invoca l’intercessione di Maria per mezzo della quale Dio ha donato all’umanità i “beni della salvezza eterna”, nell’amplificazione dell’Orazione sulle Offerte si fa cenno alla provvidenza di Dio che “dà inizio e compimento a tutto il bene che è nel mondo”. Un modo molto sottile ma chiaro per guardare all’anno che incomincia con l’ottimismo della fede.
4. I sommi pontefici hanno attribuito al primo giorno dell’anno un significato particolare: è il giorno dedicato alla pace, valore umano e dono divino. La pace non si identifica con la mancanza di guerre soltanto, ma si identifica con il bene della singola persona all’interno del bene della comunità. La realizzazione (significato di shalòm) del singolo si colloca all’interno della realizzazione del gruppo.
