La Parola del Papa
Leone XIV: “l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo”
Un appello alla comunità delle nazioni, “affinché sia sempre vigilante, cosicché l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo e si costruisca una società fondata su rispetto reciproco e sul bene comune”. A rivolgerlo è stato Leone XIV, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana.
“Ieri ricorreva la Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, che ha dato la morte a milioni di ebrei e a numerose altre persone”, ha ricordato il Papa: “In questa annuale occasione di doloroso ricordo – ha proseguito – chiedo all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana”.
Al centro della catechesi, ancora una volta, la costituzione conciliare Dei Verbum, e in particolare il rapporto tra la Sacra Scrittura e la tradizione, a partire dal “nesso intimo”, sancito dal Concilio, “tra la parola pronunciata da Cristo e la sua diffusione lungo i secoli”.
“La tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio”, ha esordito il Pontefice. Di qui l’attualità di un motto dei Padri della Chiesa: “La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”, cioè nel testo sacro. “La Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede”, si legge nella Dei Verbum. Secondo San Gregorio Magno, ha ricordato Leone XIV, “la Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono”. Come aveva già affermato Sant’Agostino, “uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi”.
“La Parola di Dio non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella tradizione”, il monito di Leone: “Quest’ultima, grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia”, ha osservato il Papa citando John Henry Newman, dottore della Chiesa, il quale, nella sua opera “Lo sviluppo della dottrina cristiana” affermava che “il cristianesimo, sia come esperienza comunitaria, sia come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato da Gesù stesso con le parabole del seme: una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore”.
“Il deposito della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza”,
l’invito finale. Sacra Scrittura e tradizione, come recita la costituzione conciliare, “sono talmente connesse e congiunte tra loro da non poter sussistere indipendentemente, e insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime”.
“La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa, interpretato dal magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”, afferma la Dei Verbum: “Deposito – ha commentato Leone XIV – è un termine che, nella sua matrice originaria, è di natura giuridica e impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto”.