Epifania, commento di don Renato De Zan

Epifania

Il Testo

  1. Il vangelo dell’infanzia di Matteo (Mt 1-2) è fondamentalmente composto da tre medaglioni (Mt 1,18-25: perplessità di Giuseppe su Maria incinta; Mt 2,13-18: fuga in Egitto; Mt 2,19-25: ritorno dall’Egitto). Prima del primo medaglione c’è la genealogia di Gesù (Mt 1,17) e tra il primo medaglione e il secondo è stato inserito il brevissimo ciclo dei Magi ed Erode. Il testo di Mt 2,1-12 sembra rispondere alla teologia dell’universalismo annunciato da Gesù risorto sul monte: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 18,19)
  2. La formula evangelica non è stata toccata dalla Liturgia. Il testo è circoscritto da una inclusione (v. 1: “alcuni Magi vennero da oriente”; v. 12: “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”). La cadenza narrativa si può dividere in quattro momenti. Inizialmente (Mt 2,1-2) c’è un prologo che presenta i Magi in ricerca (“Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”). Segue la presentazione di Erode e delle sue preoccupazioni (Mt 2,3-8). C’è, poi, l’incontro dei Magi con la stella e con il Bambino (Mt 2,9-11). Chiude il racconto la partenza dei Magi, che avvertiti “in sogno” (si ricordino i tre medaglioni di Giuseppe) non passano da Erode e ritornano alle loro case.

L’Esegesi

  1. A livello esegetico ci sono alcune cose da chiarire. La cometa non esiste nel testo biblico. Si parla semplicemente di “astèr”, astro, e non di “kometès”, cometa. Per l’evangelista c’è un legame tra la stella di Betlemme e la profezia di Balaam (Nm 24,17 : “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele…”). La scienza astronomica ha identificato la “stella” o con una supernova (Keplero) o con un allineamento dei pianeti di Giove e Saturno (astronomia moderna). Un secondo elemento riguarda il numero dei Magi. Il testo biblico parla di “alcuni”. Il numero “tre”, probabilmente è nato in rapporto ai tre doni portati a Gesù: oro (regalità), incenso (divinità) e mirra (morte). Questa sembra essere un’opinione risalente addirittura ad Origene (183-254). Non erano “re”. La caratteristica che fossero dei “re”, compare nei vangeli apocrifi insieme ai loro nomi. I nomi compaiono per la prima volta in un documento del sec. VII, oggi a Parigi: essi si chiamavano Bithisarea, Melchior, Gathaspa. I nomi diventarono successivamente – secondo il presbitero Agnello del sec. IX – Gaspare (giovane, discendente di Iafet, porta l’incenso), Melchiorre (vecchio, discendente di Cam, porta la mirra) e Baldassarre (maturo e dalla pelle nera, discendente di Sem, porta l’incenso). Altre tradizioni attribuiscono la pelle nera a Gaspare.
  2. Marco Polo e il Beato Odorico da Pordenone testimoniano di aver trovato a Savah le loro tombe. Cosa difficile da accordare con la devozione occidentale che vede a Colonia (Germania) le tombe dei re Magi. Venivano dall’Oriente? Secondo una certa tradizione, poiché in Persia si studiava molto l’astronomia e poiché la dottrina di Zoroastro diceva che la nascita di un salvatore da una vergine sarebbe stata segnalata dal sorgere di un astro luminoso, i magi non potevano che venire dalla Persia.
  3. Una chiave teologica, per leggere l’episodio dei Magi, è la Parola. La natura (la stella) è Parola di Dio (cf Gen 1,14-19). Se contemplata, porta a Dio (cf Sap 13,15; Rm 1,19-20) e anche a Cristo (cf Gv 1, 3: “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”). La Bibbia, consultata dai sacerdoti per Erode, è Parola di Dio in forma piena: diventa viva ed efficace nella misura in cui il lettore si lascia coinvolgere. Anche la storia è Parola di Dio: dietro alla naturalezza del quotidiano (come può essere una mamma con un bambino) c’è il mistero. È la Parola, dunque, nella sue diverse forme che guida la ricerca dei Magi. Oggi è la stessa Parola, nella sue diverse forme che guida l’uomo moderno alla ricerca di Dio.