Diocesi
Domenica 25 gennaio: sei seminaristi accedono al Ministero del Lettorato
OMELIA DEL VESCOVO + S.E. MONS. GIUSEPPE PELLEGRINI
Siamo agli inizi del Tempo Ordinario della liturgia, tempo della quotidianità e del discepolato, in cui siamo chiamati a fondare e a dare un senso alla nostra vita, partendo dall’ascolto della Parola di Dio. Ecco perché da sette anni, in questa III domenica, Papa Francesco ha voluto che fosse dedicata alla Parola di Dio. L’espressione biblica con la quale intendiamo celebrare questa VII edizione, è tratta dalla lettera di san Paolo ai Colossesi: La Parola di Cristo abiti tra voi (3,16). Paolo non ci invita a compiere una scelta morale ma ci indica un nuovo modo di vivere. Non è sufficiente conoscere o studiare la Parola, ma è necessario che essa prenda forma in noi, che prenda dimora nel nostro cuore, che plasmi i nostri pensieri e orienti i nostri desideri, per rendere credibile la testimonianza della nostra vita. Questo è il significato di ‘abitare’: accogliere la Parola di Dio nella nostra vita e nelle nostre comunità. A conclusione dell’Anno Santo, le parole dell’apostolo Paolo rimangono per noi come una preziosa eredità, perché sono un invito per la Chiesa e per ogni credente a rimettere al centro della vita e delle comunità cristiane il Vangelo, poiché ogni rinnovamento, personale e comunitario, nasce dall’ascolto docile della Parola. Senza paura lasciamoci anche noi guidare dalla Parola. Accoglierla significa permettere che Gesù parli ancora oggi, ai nostri giorni, attraverso la testimonianza della nostra vita, affinché ogni uomo e donna possano riconoscere la sua presenza che continua a illuminare il cammino della storia. Un segno del nostro desiderio sarà il dono del Ministero del Lettorato che sei giovani del seminario, in cammino verso il presbiterato, riceveranno durante la celebrazione, a conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani e nella festa della conversione di san Paolo.
Il Vangelo di oggi ci consegna la gioia e la luce che il credente in Dio è chiamato ad accogliere e a vivere attraverso il racconto dell’inizio del ministero pubblico di Gesù in Galilea. Lasciata Nazaret, Gesù “andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali”(Matteo 4,13). Non è un semplice spostamento geografico, ma una scelta carica di significato perché Gesù, dopo il battesimo, non si ritira a vita privata, non si nasconde, ma entra nella vita ordinaria, tra le case, le strade e il lavoro della gente comune, per far risplendere la luce di Dio proprio là dove l’esistenza appare più semplice e ripetitiva. Come ci ricorda il profeta Isaia nella prima lettura: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (9,1). La luce, come ci ha ricordato l’episodio dei Magi, non si accende nei luoghi del potere religioso o politico, ma ai margini, nella piccolezza e nella concretezza del vivere quotidiano. Gesù inizia il suo ministero nella “Galilea delle genti” (Matteo 4,15), terra di confine e luogo di contaminazione con le popolazioni pagane, lontana dal Tempio, luogo di tenebre e di morte spirituale. In questa regione Gesù porta il suo Vangelo, la luce e la vita che vengono da Dio, annuncia il cambiamento e chiede la conversione: “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino” (4,17). Le tenebre di cui parlano Isaia e il Vangelo non sono solo fisiche, sono il disorientamento interiore, la paura del cambiamento e la sensazione di impotenza in questo nostro mondo che, sempre più preoccupato della forza e del potere, portano a perdere la speranza e non aver più fiducia in un futuro migliore. Ma la venuta e la predicazione di Gesù producono un cambiamento nella nostra vita per accogliere la sua luce.
Sappiamo cosa vuol dire convertirsi e fare penitenza: un radicale cambiamento di vita, un ribaltamento della scala dei valori e l’accoglienza della prospettiva del Regno di Dio. Gesù ci invita a cambiare mentalità, a non fermarsi solo al male che è presente ma a guardare anche i semi di bene che ci sono e che siamo chiamati a condividere con gli altri. Sappiamo che l’annuncio della vicinanza del Regno è il cuore e l’essenza della predicazione di Gesù, che ha inizio con la sua venuta. Solo chi entra a far parte del suo Regno trova la luce vera che illumina il cammino.
In questo contesto appare con maggior chiarezza cosa possa significare la conversione, attraverso un’esemplificazione concreta: la chiamata dei primi discepoli. Tutti siamo chiamati a camminare dietro Gesù, alcuni, però, in maniera ancora più decisa e coinvolgente vivendo insieme con lui. L’appello di Dio raggiunge gli uomini nella loro vita ordinaria e nel posto di lavoro. Non sono sapienti, ma semplici pescatori con i volti bruciati dal sole e le mani segnate dalle reti. In pochi versetti Gesù delinea i tratti essenziali del discepolato: la centralità di Gesù. L’iniziativa è sua: non è l’uomo che si autogenera discepolo, ma è Gesù che trasforma l’uomo in discepolo. La sequela di Gesù, poi, esige un profondo distacco da tutto, un mettersi in cammino che porta ad uscire da sé per la missione, per andare verso tutta l’umanità. In questo modo Gesù dà inizio alla sua Chiesa che continuerà in mezzo all’umanità di tutti i tempi la sua missione salvifica. I discepoli sono chiamati, così, a un cammino in cui dovranno imparare, non senza fatica e fallimenti, a diventare parte del Regno e a chiamare gli altri a farne parte, portando a tutti la vera luce che è Gesù Cristo.
Carissimi Gianfranco, Oscar, Michael, Cristian, Osvaldo e Josè, in questa domenica della Parola, chiedete alla Chiesa di essere istituti Lettori.
Fino a qualche decennio fa i Ministeri istituiti del Lettorato e dell’Accolitato accompagnavano i seminaristi nel cammino formativo verso il presbiterato. Oggi non è più così, perché sono ministeri laicali, fondati sul battesimo e accolti da ogni uomo e donna che possono riceverli, per il servizio della comunità. Per voi seminaristi, il Ministero del lettorato, oltre a significare ancora una tappa del cammino verso l’ordinazione, diventa un’occasione per crescere nella comprensione della Parola, per studiarla con serietà e impegno e per nutrirvi quotidianamente, ricordando alle comunità cristiane che è importante e necessario mettere al centro il primato della Parola di Dio. Quando si fa spazio alla Parola, ogni persona scopre che il Verbo di Dio abita nel suo cuore, come seme che a suo tempo germoglia e porta frutto. Tutti siamo invitati a nutrirci del pane quotidiano della Parola per poi annunciarla ai fratelli e alle sorelle che incontriamo.
Carissimi istituendi, non è necessario il Ministero del lettorato per proclamare nelle celebrazioni liturgiche la Parola di Dio. Ci sono già tantissimi lettori che ogni domenica svolgono questo prezioso servizio. Siate, invece, innamorati della Parola, lasciatevi plasmare da essa e aiutate, come qualcuno mi ha scritto nella domanda di ammissione, coloro che sono alla ricerca di qualcuno che li accompagni a nutrirsi della Parola.
Buon cammino.
+ Giuseppe Pellegrini, vescovo