Domenica 11 gennaio, commento di don Renato De Zan

Battesimo di Gesù (vatican.va)

Mt 3,13-17

13 In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15 Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17 Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Lo Spirito di Dio discese sopra di lui

Il Testo

1. Dopo i vangeli dell’Infanzia (Mt 1-2), Matteo presenta l’inizio del ministero pubblico di Gesù (Mt 3-4). Dopo il ministero del Battista (Mt 3,1-12), l’evangelista narra il Battesimo di Gesù (Mt 3,13-17), le tentazioni (Mt 4,1-11) e il ritorno in Galilea, non più a Nazaret, ma a Cafarnao (Mt 4,12-17), dove chiama i suoi primi quattro discepoli (Mt 4,18-22). Chiude questa presentazione degli inizi del ministero di Gesù un sommario sull’insegnamento e sui primi miracoli (Mt 4,23-25). La formula evangelica, dunque, si colloca quasi alla fine del ministero del Battista e in stretto legame con le tentazioni.

2. Il testo della formula è stato appena ritoccato della Liturgia, che ha tolto l’avverbio iniziale (“Allora”) e lo ha sostituito con l’incipit classico (“In quel tempo”). Il testo si suddivide in tre momenti narrativi. All’inizio si legge un preambolo con il dialogo tra il Battista e Gesù (Mt 3,13-15). Segue un piccolo frammento che descrive l’atto del battesimo (Mt 3,16a: “Appena battezzato…”). Chiude il testo la presentazione della discesa dello Spirito Santo e della voce del Padre (Mt 3,16b-17).

L’Esegesi

1. Gli storici ci dicono che nell’episodio del Battesimo di Gesù si può applicare con successo il “criterio dell’imbarazzo”, una delle prove più convincenti sulla storicità di un fatto. Se il testimone riporta un fatto con imbarazzo, significa che il fatto non si può negare sebbene provochi disagio nel testimone. Se leggiamo Mc 1,9-11, l’evangelista descrive il Battesimo senza alcun problema. In Mt 3,13-17, invece, c’è un problema. Giustamente il Battista chiarisce che egli ha bisogno di essere battezzato da Gesù e non viceversa. In Lc 3,21-22 succede lo stesso: “ricevuto anche lui il battesimo”. Ciò che importa a Luca è la discesa dello Spirito e la voce del Padre. In Gv 1,32-34, poi, in Battesimo non viene nemmeno accennato. L’attenzione è tutta sullo Spirito che discende sul Figlio. Gesù non è un peccatore che deve convertirsi e, perciò, il suo Battesimo ha destato imbarazzo negli evangelisti. Ciò garantisce la storicità dell’avvenimento.

2. Il Battista si proclama inferiore a Gesù (cf Eb 7, 7: “Ora, senza dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore”). La risposta di Gesù è illuminante: “Conviene che adempiamo ogni giustizia”. Gesù e il Battista devono adempiere la profezia del Servo di Yhwh (compiere ogni giustizia = adempiere a ciò che Dio ha fatto profetizzare). Gesù, innocente, come Servo di Yhwh si è caricato sulle spalle i peccati passati, presenti e futuri di tutti gli uomini. Anche Lui, quindi, deve essere battezzato. Gesù, dunque, era pienamente consapevole della sua missione. Le successiva parole del Padre non sono per Gesù, ma per gli uomini perché riconoscessero la sua persona e la sua missione.

3. Isaia aveva profetizzato che Dio avrebbe posto il suo Spirito sul Servo (cf la prima lettura, Is 42,1: “Ho posto il mio spirito su di lui”). Le parole celesti del Padre (“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”), manifestano l’identità di Gesù. Gesù è il Figlio “unigenito” (questo è il significato di “amato”). Ma soprattutto è Colui sul quale il Padre ha posto il suo compiacimento. Si tratta di una libera citazione di un brano del primo carme del Servo di Yhwh: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni” (Is 42,1). Gesù è il Servo di Yhwh, profetizzato dal Deutero-Isaia. La sua missione sarà espiare per tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo, affinché tutti gli uomini siano redenti.

Il Contesto Celebrativo

1. Ai secondi Vesperi dell’Epifania, l’antifona al Magnificat, rimasta intatta dalla vecchia liturgia, dice: “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua e cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza”. La riforma liturgica, voluta dal Concilio Vaticano II, ha scandito le celebrazioni in modo “dilazionato”. All’Epifania si fa memoria della visita dei Magi. Nella domenica successiva si celebra la festa del Battesimo di Gesù e nella seconda domenica del Tempo Ordinario, anno C, si legge il testo giovanneo che narra il miracolo dell’acqua tramutata in vino.

2. Per questa festa, la Liturgia propone tre Collette a scelta. Nella petizione della prima Colletta l’assemblea prega che i figli di Dio, rinati nel battesimo, possano “vivere sempre” nell’amore divino. Nella seconda Colletta, invece, si chiede che chi ha riconosciuto il Figlio di Dio come vero uomo, sia rinnovato interiormente a immagine del Figlio stesso. Nella terza Colletta, infine, si domanda che chi ha ricevuto il mistero del Battesimo del Signore, viva come “fedele imitatore” del Figlio prediletto in cui il Padre si compiace. Mentre la Parola di Dio, attraverso l’episodio del Battesimo, manifesta l’identità di Gesù agli uomini, l’eucologia invita i credenti a vivere il loro battesimo nell’imitazione del Figlio.