Il Popolo è un unicum ed è per voi

Cari lettori, quando qualcuno ci è caro manteniamo stretto il legame, dedichiamo tempo, cerchiamo occasioni di incontro. Come sarebbe bello che tutto questo accadesse in qualche modo anche nei confronti del nostro amato settimanale diocesano. C’è una vicinanza semplice: abbonarsi; per essere informati, per mantenere il contatto, per dire ci interessa. Ma anche per continuare la sua lunga storia che a breve inizierà il suo 105° anno di vita.

E’ pur vero – e va riconosciuto – che in parte è già così. Sono migliaia gli abbonati e li ringraziamo tutti nella forza straordinaria del loro insieme come nella gradita volontà di ciascuno: una fiducia rinnovata che tutti accomuna e che merita di essere da noi onorata, settimana dopo settimana. Nel nostro impegno trovate il grazie detto da chi Il Popolo lo realizza oggi, in questo nostro martoriato tempo. Non solo: è pure un grazie che arriva da lontano e che dà, e continua a dare senso, alle immani fatiche di chi – in tempi più martoriati dei nostri – lo ha realizzato sotto i bombardamenti, quasi senza carta, rischiando tutto pur di arrivare ai lettori di allora.

Quando lo avete tra le mani, ricordate che arriva a voi da molte strade, tutte quelle che compongono la mappa della nostra diocesi, dai monti di Andreis alle spiagge di Bibione. Forse è facile pensare a Il Popolo come ad una realtà ancorata alla sua sede centrale di via Revedole di Pordenone e, se le cose le facessero soltanto i luoghi, sarebbe vero così. Però, dato che il giornale lo fa chi è fisicamente lì dove le cose accadono – anche se la modernità tende ad allontanare le cronache dai fatti e questo non è un gran bene – è giusto pensare a Il Popolo nei suoi tanti presìdi locali, costituiti concretamente dalle persone che ogni settimana raccolgono notizie, informazioni, dichiarazioni e scattano foto per immortalare momenti importanti solo e soltanto con un fine: arrivare a voi, far sapere a voi, farvi conoscere, mostrarvi. In una parola, solo per condividerle con voi. E farlo giornalisticamente – spostandosi, partecipando, scrivendo un articolo – è assai più complesso che cliccare un “inoltra” dal cellulare: comporta la fatica di andare, ascoltare, chiedere, pensare, scegliere ed infine scrivere. E’ questo l’impegno di corrispondenti e collaboratori del settimanale: qualcuno è un volto noto, magari collabora dalla vostra zona; gli altri sono firme da ritrovare settimana dopo settimana. Alcuni si dedicano al giornalismo in senso pieno come professione, altri hanno lavori diversi e si incaricano ugualmente di essere i nostri occhi su ciò che accade lontano dalla sede centrale. Un giornale è un organismo complesso, meraviglioso e faticoso insieme, fatto da molte anime accomunate da un solo obiettivo: raggiungervi per raccontarvi. Per chi lo fa, è un pensiero che non smette mai, come una luce che resta accesa: ma per portare luce (e voce) a voi.

Dedicare una giornata al settimanale diocesano è quindi importante: per ricordare a noi la nostra missione e al contempo ricordare a voi che al centro del nostro lavoro non ci siamo noi, né la carta da riempire, ma qualcosa da trasmettere. Un qualcosa dal taglio particolare: è sì racconto della vita che scorre e che ci è toccato in sorte di vivere, ma dallo scenario dei nostri paesi, delle nostre parrocchie, della nostra chiesa diocesana. Nella vastità dei fornitori notizie – carta, radio, tv, web – nessuno ha questo taglio che Il Popolo ha: questo è un unicum ed è per voi.