Domenica 6 aprile, commento di don Renato De Zan

Gv 8,1-11

In quel tempo, 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2 Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7 Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10 Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

«Nessuno ti ha condannata? ». «Nessuno, Signore».

Il Testo

1. Gv 8,1-11 è un brano che non si trova nei primissimi manoscritti neotestamentari (vedi, per esempio, i papiri Bodmer). Compare verso il sec. V (codice di Beza). Ambrogio e Agostino esigevano che fosse letto nelle celebrazioni e Girolamo lo inserisce nel testo latino della Bibbia (Vulgata). Il racconto, dunque, venne trasmesso oralmente (vedi, per esempio, la testimonianza di Papia e le omelie dei padri). Inizialmente, quando cominciò a essere copiato nei manoscritti, ci fu una qualche incertezza. Fu copiato, infatti, sia nel vangelo di Luca sia in quello di Giovanni. Poi prevalse il consenso che appartenesse a Giovanni. La Liturgia colloca solo l’incipit iniziale (“In quel tempo”).

2. Il brano, sotto il profilo narrativo, si può suddividere in cinque momenti. Il primo (Gv 8,1-2) presenta Gesù che insegna nel tempio. Il secondo momento (Gv 8,3-6a) narra il progetto degli scribi e dei farisei: essi si avvalgono di un caso di adulterio “per mettere alla prova” Gesù. Successivamente (Gv 8,6b-8) leggiamo la famosa risposta di Gesù (“Chi è senza peccato…”). Il quarto momento (Gv 8,9a), molto breve, narra la reazione degli scribi e dei farisei (“Se ne andarono…cominciando dai più anziani”). Il racconto si conclude con il dialogo tra Gesù e l’adultera (Gv 8,9b-10): un dialogo, semplicissimo e toccante, dove il perdono di Dio regna sovrano.

L’Esegesi

1. Sotto il profilo letterario, infatti, il testo ha delle caratteristiche sinottiche (molto poche) e altre che sono giovannee (molte). Le caratteristiche giovannee più marcate riguardano i piani narrativi. Troviamo il piano narrativo storico: l’adulterio (impoverito di alcuni particolari. Dov’è l’adultero, se l’adulterio era flagrante? Perché la pena della lapidazione se al tempo di Gesù era lo strangolamento? Il marito non c’è?). C’è, inoltre, il piano teologico (la misericordia di Gesù oltre ogni limite. Perdona alla donna semplicemente perché la donna ha la coscienza di aver sbagliato, ma nel testo la donna non chiede perdono, almeno secondo i nostri canoni). Infine c’è il piano simbolico (quella donna rappresenta la Chiesa).

2. Perché scribi e farisei volevano mettere alla prova Gesù e così poterlo accusare? Sapevano che nel caso dell’adultera Gesù avrebbe applicato la sua grande misericordia. Secondo la mentalità ebraica dominante a livello teologico la misericordia del Maestro non è rispettosa della Torah, non risponde al criterio di giustizia (punizione di chi sbaglia) e non è seria perché non è “educativa”. Scribi e farisei rappresentano una mentalità antica e moderna insieme, ancora presente oggi, nonostante il vangelo, in certi cristiani e uomini di Chiesa.

Il piano teologico mostra la misericordia di Dio, che va oltre ogni nostro pensiero. Essa è così grande da superare il nostro cuore. Quando il nostro cuore stesso ci condanna, il Padre per mezzo di Cristo ci giustifica (cf 1 Gv 3,19-20).

3. Il piano simbolico della narrazione emerge da alcune constatazioni. La donna è presentata sola, senza l’amante (dov’è se l’adulterio era flagrante?). La donna verrebbe condannata alla lapidazione, che è la pena per la bestemmia e l’apostasia. La pena rabbinica per l’adulterio – ai tempi di Gesù – sarebbe stata lo strangolamento. Inoltre, la pena di morte – ai tempi del Signore – era in mano agli occupanti romani e non ai “teologi” ebrei.

Questi elementi avviano il lettore verso la comprensione della donna come simbolo della Chiesa. Il suo sposo è Cristo, il suo amante è il peccato con il quale tradisce il suo sposo (e, quindi, è “adultera”, secondo il vocabolario profetico). Il suo sposo – come nell’esperienza del profeta Osea – pur avendo il potere di condannare a morte la propria sposa adultera, la ama e aspetta la sua consapevolezza di aver sbagliato. Dall’amore non può che nascere il perdono: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Il Contesto celebrativo

1. Nella prima lettura (Is 43,16-21) Dio dice di essere capace di fare una “cosa nuova”, una cosa mai vista e conosciuta prima. E tale è la misericordia di Dio per l’uomo e la comunità consapevoli del proprio peccato. La Colletta propria chiama Dio con l’appellativo “Dio di misericordia” e nel fine della petizione completa ciò che è sotto silenzio nel vangelo. Dopo l’esperienza del perdono ricevuto “fiorisca nel cuore il canto della gratitudine e della gioia”.

2. L’itinerario della Quaresima oggi ci appare chiaro. Nella prima domenica, attraverso le tentazioni, il credente ha imparato a identificare ciò che può portarlo all’ateismo: il materialismo, il potere e la gloria, la fede vissuta come magia. Nella seconda domenica (Trasfigurazione) Gesù viene presentato come la Fede e la Morale del credente. La terza domenica (gli uccisi da Pilato e dalla torre di Siloe) ha illustrato il bisogno di una conversione continua. La quarta (figlio prodigo) e la quinta domenica (l’adultera) il credente ha imparato l’amore sconfinato e misericordioso per il singolo e per la comunità.