Chiesa
20 anni dalla scomparsa di Giovanni Paolo II: libri in uscita

Vent’anni fa moriva Giovanni Paolo II. Erano le 21,37 del 2 aprile 2005. “Alle ore 20 era iniziata – ha detto l’allora direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquín Navarro-Valls dandone notizia – la celebrazione della Santa Messa della festa della Divina Misericordia nelle stanza del Santo Padre” durante la quale è “stato amministrato a Giovanni Paolo II il Santo Viatico e, ancora una volta, il sacramento dell’Unzione degli Infermi”. Era stato eletto Papa il 16 ottobre 1978, primo Pontefice non italiano dai tempi di Adriano VI. Ha guidato la Chiesa per circa 27 anni. Esattamente 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo dopo quello di Pio IX. Nel ventennale dalla morte sono previsti diverse celebrazioni in tutto il mondo. Domani, alle 15, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, presiederà la messa nella Basilica di San Pietro con accanto il card. Stanisaw Dziwisz, già segretario particolare di Wojtyla mentre in serata, in piazza San Pietro, la recita del rosario promosso dalla chiesa polacca a Roma.

Tante anche le pubblicazioni che ricordano il papa polacco oggi santo e che ne presentano la vita come quello del vaticanista Gian Franco Svidercoschi “Karol. Il Papa che ha cambiato la storia” (Il pozzo di Giacobbe). “Per molti – scrive – non sarà soltanto un anniversario. Il cuore chiede di più. Dal cuore sale fortissimamente il bisogno di sentirlo ancora presente nella propria vita, di ricordarlo per quel che era, per quel che ha fatto”. Ed è quello che fa Svidercoschi in questo volume non seguendo necessariamente il ritmo cronologico ma soffermandosi sugli aspetti salienti della sua vita come il suo rapporto con gli ebrei con un racconto inedito di quando il seminarista Wojtyla salvò una ragazza ebrea di 13 anni da morte certa.

Dalla sera della morte e fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le Esequie, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Papa. Quel giorno, 8 aprile, durante i funerali, veniva mostrato un cartello con la scritta “Santo Subito”. Questo è quello che chiedevano i fedeli, canonizzare, e anche velocemente, il papa che per ventisette anni aveva governato la Chiesa, diventando quasi una persona di famiglia per tanti fedeli. Benedetto XVI, appena diventato papa, affronta anche questo problema e prende una decisione sulla canonizzazione di Giovanni paolo II: si deroga ai cinque anni di attesa per l’inizio del processo canonico, ma Giovanni Paolo II “affronterà” il processo. Attraverso documenti originali e interviste dei protagonisti del processo canonico, a partire da mons. Slawomir Oder, incaricato dal cardinale vicario Camillo Ruini di assumere l’ufficio di postulatore del processo canonico, Gavino Pala in “Non basta morire per diventare santi. Il ‘caso’ del papa che la gente volle ‘santo subito’” (edizioni Il Pellegrino) ricostruisce il processo che ha portato alla canonizzazione del papa polacco e con testimonianze,. Mons. Oder racconta: “Quello che mi ricordo accomunava le testimonianze, tutte quante, è il fatto che l’incontro con Giovanni Paolo II avveniva in un clima particolare, la persona che aveva di fronte era l’unica, era l’interlocutore che il Papa voleva ascoltare e al quale il Papa voleva rivolgere una parola, uno sguardo”.

Il vaticanista Orazio La Rocca nel volume “Wojtyla. I giorni dell’addio. Tutta la verità” (Piemme) ripercorre i giorni trascorsi dal primo ricovero d’urgenza al Gemelli, nel febbraio 2005, fino al 2 aprile e oltre, con i funerali e l’organizzazione del nuovo conclave. Trascorre gli ultimi giorni nel suo appartamento “mai stanco di servire la Chiesa ‘fino a quando Dio vorrà’, dirà più volte”, scrive La Rocca: “sempre pronto ad incoraggiare quanti gli sono accanto – medici, infermieri, suore – che lo accudiscono con lo sguardo rivolto spesso verso la finestra che dà su piazza San Pietro, per giorni e giorni stracolma di persone, pellegrini, famiglie intere, anziani, giovani con striscioni e bandiere. Un popolo plurigenerazionale che prega per lui, senza mai lasciarlo ‘solo’”. Il volume si arricchisce con contributi di Liliana Segre, Lucio Caracciolo e Walter Veltroni.