Il cammino sinodale in parrocchia

La domanda potrebbe essere: un sinodo della chiesa, uno della diocesi.... Ma quanti sinodi ci sono? e cosa sono? Proviamo a rispondere

“QUANTI SINODI!COME LA

METTIAMO?”

Qualche giorno fa incontro un signore, che partecipa alla vita della comunità parrocchiale e fa parte del Consiglio pastorale. Legge “Il Popolo”, spesso passa in edicola a prendere “Avvenire” messo a disposizione dalla parrocchia, segue sui quotidiani le vicende sociali e politiche. Giuseppe mi si accosta e mi dice: “Don, ho ricevuto l’invito alla prossima riunione del Consiglio pastorale, con gli allegati. Ho provato a prendere in mano i due quaderni. Però… non capisco bene. Sinodo di qua e sinodo di là, sinodo in alto e sinodo in basso… Papa Francesco vuole fare un percorso sinodale per riformare il Sinodo dei vescovi. I vescovi italiani, mi pare proprio stimolati e sgridati dal Papa, intendono avviare un cammino sinodale per la Chiesa italiana. Il nostro vescovo Giuseppe è partito con un progetto molto ampio e articolato, che vedrà la celebrazione nell’autunno 2022 di una Assemblea sinodale. Come la mettiamo? E pensa che gli altri abbiano capito più di me?”.Gli rispondo subito, facendo leva sul suo orgoglio e forzando un po’ le cose: “Ma lei ha capito cosa vogliono Papa Francesco e il vescovo Giuseppe?”. “Sì, ho capito”, mi risponde. “Vogliono realizzare il Concilio e mettere a terra (ndr: espressione che si adopera oggi per dire: dare concretezza) la Evangelii gaudium. Poi desiderano proprio che vescovi, preti e laici si intendano meglio, si ascoltino reciprocamente. Sa cosa penso? Deve finire questa separazione di ruoli e linguaggi. Anche noi abbiamo qualcosa da dire, in questa situazione così difficile”.Concludo: “Va bene. Farò così: scriverò una scheda didattica, per presentare in maniera semplice il cammino sinodale, con annessi e connessi. Spero possa essere utile”. Così ci siamo lasciati e mi sono messo rapidamente all’opera. Ecco alcuni passaggi, in forma di domanda e risposta.

SCHEDADIDATTICA

Cos’è il “cammino sinodale” avviato dalla nostra Diocesi?

– Si tratta, in primo luogo, proprio di un percorso, un itinerario, meglio ancora: un processo. Ciò che conta è il coinvolgimento di tanti battezzati nella ricerca e nella condivisione, prima ancora dei risultati e delle decisioni finali: un’esperienza di Chiesa a partire dal basso, una palestra di comunicazione e dialogo. Appunto: un processo di coscientizzazione e di discernimento rispetto ad alcuni nodi importanti della situazione ecclesiale.

– Il carattere “sinodale” sta ad indicare lo stile del camminare-insieme, nell’ascolto e nel confronto.

Perché questo “cammino sinodale”?

1. I cambiamenti culturali e religiosi in atto – cambiamenti senza precedenti e senza paragoni – interpellano le comunità cristiane a cercare strade rinnovate di evangelizzazione e di vita comunitaria. La secolarizzazione scava in maniera radicale i nostri vissuti personale e collettivi.

2. Il Papa – fedele alla visione e alle indicazioni del Concilio Vaticano II – ha chiamato e chiama la Chiesa nel suo insieme, come Popolo di Dio, a vivere in stato “sinodale”. Sono stati annunciati e abbozzati due percorsi sovradiocesani di tipo “sinodale”: il primo orientato alla riforma Sinodo dei vescovi (= istituito da Paolo VI nel 1965 come assemblea di rappresentanti dell’episcopato cattolico, per tener viva l’esperienza del rinnovamento conciliare nel governo della Chiesa universale); il secondo riguardante la Chiesa italiana.

3. Il nostro Vescovo Pellegrini, dopo un tratto significativo del suo ministero nella nostra Chiesa, iniziato nel 2011, desidera condividere un tempo di confronto e di discernimento per creare condizioni più aperte all’annuncio evangelico e al rinnovamento delle parrocchie.

Non c’è il rischio che i diversi percorsi (diocesano, nazionale, di Chiesa universale… ) si incrocino e si sovrappongono?

Sì, esiste questo pericolo. I responsabili diocesani cercheranno di integrare e distinguere nello stesso tempo.

Quali sono i filoni o temi del “cammino sinodale”?

– I primi due temi hanno un carattere fondativo:I) Il coraggio di cambiare: la Chiesa in uscita.II) Il battesimo: sorgente della fede.- I secondi due invitano ad affrontare alcuni nodi della vita ecclesiale e dell’azione pastorale:III) Il rinnovamento della pastorale con scelte audaci.IV) A servizio della comunione: il ministero ordinato e le forme di ministerialità della vita consacrata e laicale.Ad esempio: catechismo dei bambini, coinvolgimento delle famiglie, trasmissione-generazione della fede alle nuove generazioni; ruolo della parrocchia e rapporto tra parrocchia e Unità pastorale; corresponsabilità e ministerialità (= incarichi e servizi) dei laici; ruolo del prete nelle nuove situazioni sociali e pastorali; uniformità e pluralità di scelte pastorali.

Non c’è forse troppa carne al fuoco?

Nella fase di ascolto è meglio mantenere il campo molto aperto; poi si cercherà di focalizzare l’attenzione su alcuni punti riconosciuti come prioritari.

Che cosa non ci si deve attendere?

– Non ci si può attendere soluzioni miracolose o decisioni risolutive, in tempi di cambiamenti continui e radicali.

– Non ci si può attendere direttamente un rilancio o una ripresa della frequenza alla vita liturgica e sacramentale: il contesto della secolarizzazione tocca le falde profonde della vita odierna.

Che cosa si può e si deve sperare, camminando insieme?

– I nostri battezzati che condividono in qualche modo la vita delle comunità cristiane potranno crescere in consapevolezza circa le esigenze e le sfide della vocazione cristiana.

– Anche chi non partecipa alla vita della comunità cristiana avrà la possibilità di far sentire la sua voce, le sue proposte e le sue richieste.

– Potranno crescere il dialogo e la comunicazione nelle nostre parrocchie e in modo particolare tra preti e laici.

– Si cercherà di arrivare ad alcune scelte diocesane convergenti nella pastorale evangelizzatrice e nell’organizzazione delle nostre parrocchie.

LA PARROCCHIANEL CAMMINO SINODALE DIOCESANO

Con il Consiglio di presidenza del Consiglio pastorale si è scelto il terzo filone, che tocca anche gli altri capitoli.Con mia parziale sorpresa, nel primo scambio condiviso, i componenti hanno insistito tanto sul ruolo della comunità cristiana locale, piccola o grande che sia, al di là della presenza stabile o meno stabile di un prete.Nella comunità locale nascono e crescono relazioni significative; questa comunità locale, con i suoi catechisti come testimoni, cercherà di offrire la bella notizia di Gesù ai bambini e ai ragazzi. “Nella riorganizzazione delle attività e dei servizi di carattere pastorale, non bisogna mettere al primo posto le esigenze e le possibilità dei preti; al primo posto bisogna mettere le esigenze e le possibilità delle varie comunità”.Nello stesso tempo si riconosce che la parrocchia non è sufficiente, ad esempio per la pastorale giovanile e per la formazione dei collaboratori pastorali, ma si fa fatica ad immaginare nuove forme o collaborazioni. Ancora, mi pare di capire che non ci sia una posizione favorevole a soluzioni necessariamente uniformi a livello diocesano. “Nelle scelte pastorali e catechistiche, ad esempio circa i percorsi e l’età dei sacramenti, perché fare tutti allo stesso modo? Non è meglio rispettare e valorizzare le buone pratiche delle singole parrocchie o unità pastorali o foranie?”. Si vedrà insieme…Il Consiglio pastorale si ritroverà e avvierà una prima riflessione; si deciderà meglio in tale sede come procedere e come allargare il coinvolgimento.Saranno coinvolti sicuramente i catechisti; certamente è importante uscire fuori dai soliti recinti. Quali gruppi, anche piccoli, di persone della comunità incontrare, su punti specifici e mirati? Con quali modalità?Ci troviamo nella fase dell’ascolto: fase preziosa, ma che corre il rischio di scivolare via senza lasciare un segno.